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Astronomia – Guida Al Cielo Stellato, Terza Parte

Rieccoci nuovamente, dopo aver “doverosamente” introdotto gli aspetti basilari (quelli più complicati) del cielo stellato, finalmente possiamo volgere lo sguardo al cielo e cominciare a riconoscere i primi oggetti celesti, dalle costellazioni ai pianeti. Lo faremo usando un linguaggio meno tecnico rispetto al passato, in modo da poterci “godere” le meraviglie del firmamento con maggiore partecipazione.

 

 

Prima di cominciare

Il cielo stellato non attrae più come una volta. Forse per colpa dell’inquinamento luminoso che ha “svuotato” la volta celeste di interesse e significato o forse sono state le nuove tecnologie che ci hanno reso più pigri e poco propensi a spostarci in luoghi bui e isolati. Non è mai troppo tardi per cambiare idea, infatti il cielo stellato è  “democratico”, aperto a tutti ed è sempre li, in attesa di essere riscoperto. Dobbiamo però conoscere alcuni aspetti importanti prima di procedere. Alcune notti vediamo le stelle più luminose, altre volte le vediamo più fioche. Come mai? Il motivo sono le condizioni atmosferiche che a volte sono favorevoli rendendo le immagini più incise, altre volte lo sono di meno e le stelle ci appaiono più spente: stiamo parlando del cosiddetto “seeing”. La condizione in cui si osserva il cielo è influenzata da svariati fattori, fra i quali rientrano la turbolenza atmosferica a bassa e ad alta quota, l’umidità ed altri ancora. Il seeing è un parametro molto importante per un osservatore, perché l’aria modifica il percorso della luce e se ci sono turbolenze, la luce tende a tremolare rendendo inopportune le osservazioni. Per lo stesso motivo quando guardiamo un oggetto basso all’orizzonte ci sembra più scuro di quando è più in alto nel cielo. Ci capita ad esempio quando osserviamo la Luna, mentre sorge o tramonta, essa ci appare di colore arancio. E’ dovuto ai bassi strati dell’atmosfera che modificano la luce originaria, rendendo i corpi celesti più scuri. Ricordiamo inoltre che le stelle di ogni costellazione, oltre ad avere un nome proprio, sono state classificate con le lettere dell’alfabeto greco a seconda della loro luminosità (detta anche magnitudine). Ecco che la stella più luminosa di una determinata costellazione sarà la stella Alpha (o Alfa), la seconda sarà la Beta, la terza sarà la Gamma, ecc…Un altro aspetto da introdurre è la differenza in visuale tra una stella e un pianeta. Alcuni pianeti come Giove e Venere, hanno una luminosità molto elevata, tanto da essere scambiati per stelle. In realtà c’è un modo molto semplice per togliersi questo dubbio. Se il corpo celeste è luccicante, stiamo osservando una stella; se invece la sua luce resta fissa, stiamo osservando un pianeta. Questo perchè i pianeti brillano di luce riflessa (nel nostro caso quella del Sole), mentre le stelle brillano di luce propria. I pianeti interni (Mercurio e Venere) inoltre, per via delle loro orbite più strette, dalla Terra possono essere osservati solo all’alba o al tramonto, dipende dal periodo. Questo perchè dalla nostra prospettiva essi sono sempre vicino al Sole.

Sapersi orientare

Un osservatore che per la prima volta affronta un cielo stellato con la volontà di riconoscere le costellazioni, può essere preso dallo sconforto: le stelle sono tante, più o meno luminose e vicine fra loro; orientarsi per la prima volta è un compito abbastanza arduo. Il metodo migliore per apprendere la volta celeste è senza dubbio l’osservazione ad occhio nudo; perchè a occhio nudo abbiamo una visuale totalitaria del cielo (e non è poca cosa) e possiamo studiare con più facilità la posizione e i movimenti di stelle e costellazioni. Da qualsiasi punto noi osserviamo dobbiamo per prima cosa conoscere la nostra posizione, capendo dove si trovano i 4 punti cardinali. Di fronte a noi c’è l’est o  l’ovest? Il nord o il sud? Possiamo orientarci in diversi modi: i “furbetti” potrebbero usare la bussola del loro smartphone e conoscere l’esatta posizione in pochi secondi….mmm, troppo facile. Altri ancora potrebbero usare la Luna (qualora fosse visibile) e orientarsi grazie ad essa. C’è un problema però, dovremmo riconoscere bene le fasi lunari visto che il nostro satellite cambia continuamente posizione non solo nel corso del giorno ma anche in quelli successivi. Inoltre la luce lunare spegne letteralmente il cielo, mostrandoci meno stelle del solito, aspetto non secondario nelle osservazioni. Sappiamo che tutti gli oggetti nascono ad est, raggiungono il punto più alto a sud e tramontano ad ovest. Il Sole, la Luna e i pianeti inoltre si muovono lungo una zona del cielo differente da quella percorsa dalle stelle e che abbiamo imparato a conoscere: “l’eclittica”. Cerchiamo altre soluzioni per riuscire ad orientarci; se osserviamo sempre dallo stesso luogo potremmo aspettare il tramonto e vedere la posizione calante del Sole, in questo modo sapremmo subito dov’è l’ovest. Se ci troviamo in luoghi diversi però, dobbiamo per forza imparare a riconoscere alcune stelle o costellazioni che, una volta individuate, ci permettano un perfetto orientamento. La Stella Polare, che si trova nella costellazione dell’Orsa Minore (piccolo carro), è il riferimento principale per trovare i punti cardinali; una volta recuperata questa stella, conviene sempre affidarsi ad essa per sapere con precisione dove si trova il nord. L’unico inconveniente è che essa non è particolarmente luminosa e dalla città non è semplice da riconoscere. Potrebbe aiutarci la costellazione dell’Orsa Maggiore che si trova nelle sue vicinanze, altrimenti possiamo affidarci ad alcune associazioni di stelle particolarmente luminose e visibili, dette asterismi.

Asterismi

Gli asterismi possono essere definiti come gli “antenati delle costellazioni”. Essi sono dei raggruppamenti di stelle molto luminose, spesso appartenenti a costellazioni diverse, che vengono usati per orientarsi in modo più efficace rispetto alle costellazioni tradizionali. Questi raggruppamenti hanno forme particolarmente riconoscibili in cielo, e due tipici esempi sono il “Triangolo Estivo”, costituito da Vega, Deneb e Altair (costellazioni della Lira, Cigno e Aquila) e il “Triangolo Invernale”, composto da Betelgeuse, Sirio e Procione (costellazioni di Orione, Cane Maggiore e Cane Minore). Sono tutte stelle molto luminose (stelle Alfa) e non a caso sono state scelte per formare queste figure, perchè facilmente individuabili. Queste due associazioni sono  stagionali, possono essere viste una in inverno e l’altra in estate. Esiste però un’asterismo nei nostri cieli che tutti, più o meno, avranno osservato almeno una volta nella vita, nonché sempre presente durante tutto l’anno, quello del Grande Carro (appartenente all’Orsa Maggiore) e le sue sette stelle, abbastanza luminose e ben riconoscibili anche dalle città.

 

Costellazioni  Circumploari

Essendo un asterismo circumpolare, il Grande Carro è visibile durante tutto l’anno, visto che non tramonta mai alle nostre latitudini. Assume però, posizioni diverse a seconda del periodo di osservazione: durante i mesi estivi è osservabile in direzione nord-ovest; nelle sere autunnali si trova a nord, ruotato leggermente in senso antiorario ad assumere una posizione “dritta”; durante l’inverno sarà visibile a nord-est, in posizione verticale, col “timone” rivolto verso il basso; nelle sere primaverili appare invece alto nel cielo, in posizione capovolta. L’Orsa Minore è la costellazione in cui è contenuta la Stella Polare. È nota anche col nome di Piccolo Carro, poiché la sua forma ricorda vagamente quella del Grande Carro. A differenza della sua controparte maggiore, tuttavia, l’Orsa Minore non è una costellazione i cui allineamenti di stelle sono facili da seguire, visto che al suo interno si trovano astri poco luminosi. Quella di Cassiopea è un’altra costellazione circumpolare, si trova in un punto diametralmente opposto al Grande Carro rispetto alla stella Polare: quando il Grande Carro è basso sull’orizzonte (in autunno) Cassiopea è alta nel cielo. E’ formata da cinque stelle principali disposte a zig-zag, che vanno a formare una M o una W, dipende da come la si guarda.

Costellazioni stagionali

Sappiamo che le costellazioni sono stagionali, dunque alcune saranno visibili in primavera, altre in estate, altre in inverno, ecc…Se ci troviamo ad osservare nei mesi invernali non possono sfuggirci alcune costellazioni molto caratteristiche: dal Toro all’Auriga, da Orione ai Cani (Maggiore e Minore). Il Toro, la cui stella Alfa è la rossa Aldebaran, è una costellazione famosa per ospitare al suo interno un ammasso aperto molto conosciuto: le Pleiadi (nella mitologia erano le 7 sorelle), visibili anche ad occhio nudo ma basta un piccolo binocolo per osservarne i dettagli. Anche il Cane Maggiore è molto conosciuto grazie alla sua stella principale, Sirio, la più luminosa del cielo notturno. Senza dubbio la più importante costellazione invernale, nonché la più caratteristica è Orione, il cacciatore. A prima vista somiglia ad una clessidra, al suo interno spiccano due stelle tra le più luminose del cielo: la gigante rossa Betelgeuse e la gigante azzurra Rigel. Molto caratteristica anche la zona centrale (detta Cintura) costituita da tre stelle allineate, chiamate anche “I Re Magi”. Poco più in basso, nella zona della “Spada” troviamo la famosa e spettacolare Nebulosa oscura di Orione (un enorme incubatrice stellare), talmente grande e luminosa da essere vista ad occhio nudo. Nella stagione estiva troviamo cinque costellazioni dominanti e molto suggestive: la Lira, il Cigno, l’Aquila, lo Scorpione e il Sagittario. Le stelle Alfa delle prime tre costellazioni elencate formano l’asterismo del “Triangolo Estivo” visto in precedenza e si trovano alte nel cielo durante i mesi estivi. Lo Scorpione e il Sagittario, alle notre latitudini si possono vedere appena sopra l’orizzonte, esse infatti sono le costellazione più meridionali tra quelle attraversate dal Sole. La stella più luminosa dello Scorpione (situata sulla sua testa) si chiama Antares, è visibile ad occhio nudo ed è una gigante rossa. Il Sagittario è molto “amato” dagli astrofili visto che si trova molto vicino al centro galattico e quella zona del cielo è letteralmente piena di meraviglie da osservare (soprattutto con i telescopi), tipo ammassi stellari e nebulose. Parlando invece del cielo autunnale, la fa da padrone il grande quadrato della costellazione di Pegaso, con accanto Andromeda, costellazione famosa per ospitare l’omonima galassia (M31). Molto suggestivo anche Perseo che contiene nelle sue vicinanze un doppio ammasso stellare visibile ad occhio nudo in zone molto buie. Nel periodo primaverile invece la fanno da padrone le costellazioni della Boote, la Vergine e il Leone. La stella Arturo (Boote), insieme a Spica (Vergine) e a Denebola (Leone) formano un asterismo noto come “Triangolo Primaverile”, assai meno noto dei suoi due “cugini”, Estivo e Invernale.

 

Credo che per adesso possa bastare, dal prossimo articolo entreremo nei dettagli, fornendo ulteriori spiegazioni. Parleremo degli oggetti celesti in base al periodo stagionale, cominceremo dal cielo invernale. A presto.

 

Marco Alemanno

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