India,”Mancini non ha immunita'” L’Ue si schiera con l’Italia

Niente immunita’ diplomatica per l’ambasciatore italiano in India. La Corte Suprema di New Delhi ha prorogato fino al 2 aprile, data nella quale e’ stata fissata la successiva udienza sul caso dei maro’ Salvatore Girone e Massimiliano Latorre,

il divieto di lasciare l’India imposto giovedi’ scorso nei confronti dell’ambasciatore d’Italia Daniele Mancini, cui non ha inoltre riconosciuto alcuna immunita’ diplomatica.

 

A quanto si apprende, Mancini non era presente in aula: all’udienza hanno presenziato soltanto i suoi due avvocati indiani, uno dei quali ha ribattuto ricordando come il diritto internazionale riconosca l’immunita’ dalla giurisdizione ai rappresentanti ufficiali degli Stati stranieri, ai quali accorda altresi’ piena liberta’ di movimento. Secondo il presidente della massima istanza giudiziaria del Paese asiatico, Altamas Kabir, Mancini avrebbe tuttavia rinunciato alle proprie prerogative assumendo l’impegno relativo al rientro entro il 22 marzo dei maro’, accusati dell’omicidio di due pescatori e ai quali la seconda licenza dopo quella natalizia, della durata di un mese per tornare in patria e poter votare alle elezioni, era stata concessa dalla Corte medesima il 22 febbraio.

“Noi”, ha puntualizzato ancora Kabir, “abbiamo perso ogni fiducia nell’ambasciatore”. Anche il ministero degli Esteri indiano ha ipotizzato la possibile perdita dell’immunita’ a carico di Mancini in forza di una sua implicita rinuncia, insita nel fatto stesso di essersi sottoposto volontariamente alla giurisdizione della Corte Suprema attraverso la firma della dichiarazione giurata con cui garantiva il ritorno a tempo debito degli stessi Latorre e Girone.

“In qualita’ di funzionari del governo federale dell’India, ci atterremo alle direttive della Corte Suprema”, e’ stato il laconico commento del portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin.
Nel Kerala, lo Stato sud-occidentale dove i maro’ italiani furono arrestati il 19 febbraio 2012 dopo la morte dei due pescatori, i deputati del Partito Comunista, all’opposizione, hanno frattanto abbandonato i lavori del Parlamento locale in segno di protesta contro il mancato accoglimento della loro richiesta per un ulteriore dibattito sulla vicenda, da tenersi con urgenza.

“E’ una vergogna che in India un caso del genere sia gestito con una tale noncuranza”, ha sottolineato un dirigente della stessa forza politica, P. K. Gurudasan, accusando la coalizione al potere, l’Alleanza Progressista Unita guidata dal Partito del Congresso, di non tutelare gli interessi nazionali.

L’UE, TUTTI RISPETTINO CONVENZIONE VIENNA

“Tutte le parti devono rispettare la convenzione di Vienna”: e’ il commento del portavoce dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Michael Mann sulle tensioni diplomatiche fra Italia e India sul caso dei maro’. L’Unione europea ribadisce di “incoraggiare India e Italia a trovare una soluzione reciprocamente soddisfacente e coerente con il diritto internazionale e il diritto del mare” attraverso il negoziato.

“Abbiamo seguito la decisione della Corte suprema indiana e seguira’ gli sviluppi oggi – ha aggiunto Michael Mann – e confermo che il nostro ambasciatore e’ stato convocato dal ministro degli Esteri indiano per essere informato”.

MINISTERO ESTERI INDIA AMMETTE “CONFLITTO GIURISDIZIONI”

Il governo indiano ammette che “esiste un conflitto di giurisdizioni” in merito al caso dei due maro’ italiani che “deve essere esaminato”. A riconoscerlo e’ stato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbarrudin, secondo quanto riferisce il sito Firstpost.World. Akbarrudin non si e’ voluto esprimere su cosa accadrebbe se l’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancini, tentasse di lasciare l’India nonostante l’ordinanza della Corte suprema.

“Siano consapevoli della Convenzione di Vienna e dei nostri obblighi”, ha detto riferendosi all’immunita’ diplomatica, “ma noi dobbiamo attenerci alle direttive della Corte suprema”.
All’insistenza dei giornalisti, il portavoce ha ammesso che si tratta di “un terreno molto delicato”: “Attraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, finora non abbiamo avuto alcuna richiesta” dall’ambasciatore per lasciare il Paese.(Agi)

I commenti sono chiusi.