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Astronomia – Strumentazione: Accessori E Montature

Rieccoci nuovamente. Nel precedente articolo abbiamo parlato di binocoli e telescopi, abbiamo visto i diversi modelli e le principali caratteristiche. In questo articolo ci soffermeremo sugli accessori e le montature, visto che anch’essi hanno una grande importanza.

 

Ancora sui telescopi

L’orientamento dell’immagine cambia a seconda del tipo di telescopio usato. Nei riflettori l’immagine che osserviamo è sia capovolta che invertita lateralmente. Lo è pure per i rifrattori e catadiottrici ma, in questi ultimi due si può usare un accessorio chiamato diagonale che va inserito nel focheggiatore.

L’immagine risultante sarà orientata correttamente nel senso verticale ma ribaltata destra-sinistra. Esistono diversi tipi di diagonali, sia a specchio che a prismi, i secondi restituiscono anche la corretta visione sinistra-destra dell’immagine.

La seconda funzione che svolgono le diagonali è quella di permettere ad un osservatore visioni più comode visto che consentono di guardare nell’oculare a 45° o 90° (a seconda del modello), consentendo così una visione confortevole anche quando il telescopio e’ puntato verso lo zenith (sulla verticale).

I telescopi riflettori non sono predisposti all’uso di diagonali, vista la loro conformazione e per il fatto che hanno il focheggiatore vicino alla parte anteriore del tubo; c’è da dire, inoltre, che per l’uso astronomico non ha molta importanza se l’oggetto sia capovolto o meno. Parliamo adesso di un altro accessorio importante: il cercatore; può essere sia ottico (tipo un monocolo 8×24 o 12×50) sia il red dot (punto rosso) di uso militare.

Ha la sua importanza in quanto ci permette di cercare un oggetto usando bassi ingrandimenti, in modo da avere una porzione di cielo abbastanza grande che ci aiuti nella ricerca. Va montato sul tubo e allineato, in modo tale che quando troviamo l’oggetto nel cercatore lo avremo inquadrato anche nell’oculare del telescopio.

Oculari e lenti di Barlow

Un oculare è una lente o un gruppo di lenti che ha la funzione di ingrandire l’immagine catturata da un telescopio, esso si interpone fra l’occhio dell’osservatore e il focheggiatore. E’ un accessorio fondamentale visto che dalla sua qualità dipendono le immagini che osserviamo. In commercio ne esistono di vari tipi e qualità, i pezzi più pregiati possono arrivare a costare oltre i 200 euro.

Le principali caratteristiche degli oculari sono: gli ingrandimenti, la focale, il campo apparente e reale, la pupilla d’uscita e l’estrazione pupillare. Gli ingrandimenti possono essere piccoli o grandi a seconda della lunghezza focale dell’oculare e del telescopio. Per conoscere quanti ingrandimenti è in grado di fornire un dato oculare, si deve dividere la lunghezza focale del telescopio per la focale indicata sull’oculare. Ad esempio se uso un rifrattore 90/900 con un oculare di focale 20mm otterrò un ingrandimento di 45x (900 : 20 = 45). La focale di un oculare invece, indica la distanza fra la prima e l’ultima lente dell’oculare ed è inversamente proporzionale agli ingrandimenti.

Dunque più è lunga la focale dell’oculare meno l’immagine risulterà ingrandita ai nostri occhi, al contrario oculari con corte focali daranno immagini più ingrandite. Gli ingrandimenti però, alti o bassi che siano, dipendono esclusivamente dalla focale del nostro telescopio. Più la focale del telescopio è alta, maggiori saranno gli ingrandimenti ottenibili, a parità di focale oculare, con un altro telescopio. Le focali degli oculari presenti sul mercato variano da 56mm a 2,5mm. Ora andiamo a vedere il campo apparente e quello reale. Per definizione il campo apparente è l’ampiezza di campo che l’oculare copre “a vuoto” ossia senza essere applicato al telescopio. Ci serve soprattutto per conoscere la  porzione del cielo che vediamo, cioè il campo reale.

Il campo reale si ottiene dividendo il campo apparente per gli ingrandimenti prodotti, rappresenta un valore importante soprattutto nell’osservazione di oggetti estesi. Ad esempio un oculare da 50° di campo apparente, utilizzato su un telescopio che fornisce 50 ingrandimenti, fornirà un campo reale pari a un grado (50° : 50X = 1°), questa è la porzione di cielo inquadrata dall’oculare, in pratica lo spazio di due Lune piene affiancate. Un altro parametro è quello della pupilla di uscita, si esprime anch’esso in millimetri e sta ad indicare il diametro del raggio di luce che esce dall’oculare e che finisce nel nostro occhio. La pupilla di uscita si “stringe” all’aumentare degli ingrandimenti ed è di conseguenza indice di luminosità.

L’estrazione pupillare invece indica la distanza fra l’occhio e l’ultima lente dell’oculare ed è espressa in millimetri. Minore è la focale dell’oculare, minore sarà l’estrazione. Per comodità, è sconsigliato scegliere oculari con estrazione minore di 7-8mm perché saremo costretti ad osservare con l’occhio “attaccato” all’oculare e a lungo andare può essere fastidioso. Passiamo ora a parlare di un altro accessorio importante, la lente di Barlow. Questa lente serve a moltiplicare la focale originale del telescopio e viene inserita tra il focheggiatore e l’oculare.

Ci sono vari modelli che moltiplicano x2, x3, x5 la focale. Ad esempio, usando una Barlow 2x, un telescopio che ha una focale di 900mm diviene un 1800mm, per cui otterremmo a parità di oculare un ingrandimento doppio. Per funzionare correttamente la Barlow deve essere di buona qualità, cioè composta da più lenti (meglio se apocromatica), altrimenti restituirà immagini non tanto buone. Il difetto principale di questo accessorio è che va a “scurire” pesantemente il fondo cielo e per i puristi del visuale può rappresentare un problema.

Montature astronomiche

La montatura di un telescopio è la parte meccanica che sostiene il tubo e gli accessori. La sua importanza non sempre le viene riconosciuta ma senza dubbio rappresenta un punto cardine durante le osservazioni. Deve essere principalmente stabile e solida, in grado cioè di reggere bene il telescopio altrimenti le continue vibrazioni del tubo durante i movimenti andranno a creare non pochi problemi nelle osservazioni. Esistono due tipi di montature astronomiche: le altazimutali e le equatoriali.

La montatura più semplice da usare è la prima, la montatura altazimutale, che permette di effettuare due movimenti, uno verticale detto azimuth e l’altro orizzontale detto di altezza  (in pratica dall’alto in basso e da destra a sinistra). Si rivela particolarmente semplice e intuitiva nella ricerca degli oggetti ma ha lo svantaggio di non poterli inseguire. In pratica questa configurazione non tiene conto del movimento degli oggetti celesti causato dalla rotazione terrestre.

Quindi per mantenere un oggetto puntato nel nostro telescopio in configurazione altazimutale dovremo azionare un po’ tutti e due i movimenti, a distanza di pochi secondi. La montatura equatoriale si differenzia dalla montatura altazimutale proprio nella sua possibilità di inseguire gli oggetti durante tutto il loro percorso apparente nel cielo durante l’arco della notte.

Questa montatura deve essere allineata con la stella Polare, dunque con il Polo Nord celeste. Tramite questo allineamento, una montatura equatoriale è indicata soprattutto per chi si dedica all’astrofotografia visto che ci permette di muoverci solo con solo uno dei due assi, quello di ascensione retta. Motorizzando l’asse è come se il cielo fosse fermo, e le osservazioni, anche ad alto ingrandimento, diventano di una comodità totale, inoltre la motorizzazione ci permette di effettuare foto astronomiche con tempi di posa lunghi, in modo da “catturare” quanto più segnale possibile.

Dunque per il solo uso in “visuale”, una montatura altazimutale, almeno inizialmente, è più indicata. Molto più complessa ma anche più accurata la montatura equatoriale, adatta a chiunque ma in particolare a chi si diletta con le foto astronomiche. Nel corso degli anni però ha raggiunto una grande popolarità un altro tipo di montatura sempre altazimutale: la montatura “dobsoniana”.

Questo tipo di montatura (dal nome del suo ideatore, l’americano John Dobson) utilizza materiali poco costosi, (tipo legno, compensato) ed è molto robusta, quindi adatta per i riflettori dal grande diametro. Visto anche il costo non tanto proibitivo è la soluzione ideale per gli astrofili attratti dai grandi diametri. I due movimenti sono regolati da cuscinetti (di un materiale teflon) e azionabili manualmente. Questo tipo di configurazione è adatto al visuale visto che non prevede l’inseguimento degli oggetti celesti.

 

Per il momento è tutto, nel prossimo articolo tratteremo i vari tipi di osservazioni che si possono effettuare, in base al cielo disponibile e al tipo di strumentazione. Grazie per l’attenzione e a presto.

 

Marco Alemanno

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