Al centro della musica tra :Tradizione & Innovazione

Salve a tutti, lettori e lettrici de “L’Oraweb”. Oggi ho il piacere di inaugurare una nuova rubrica su questo portale. Lo spazio di questa rubrica sarà completamente rivolto verso il mondo musicale a 360°. Ci occuperemo di musica. Musica di oggi e musica del passato. La musica è un arte che ha accompagnato il genere umano fin dagli albori della sua esistenza, e le sue origini si perdono nella notte dei tempi.

Affrontare l’argomento fin dalla genesi sarebbe un’ impresa davvero ardua da riassumere in poche righe; vorrei però partire dalle radici, perchè sono una base importante per capire come si è costruito il mondo  musicale e culturale dei nostri giorni. In inglese la parola di riferimento è “roots” che significa appunto radici. Quasi tutto l’intero panorama musicale moderno attinge le sue radici nel blues e nella musica nera nata in America intorno all’800.

La conoscenza di questa matrice-radice è il presupposto fondamentale per affrontare tutta la musica che si dirama proprio come i rami di un albero, nel rock, nella musica pop, nel raggae e, anche se potrà sembrare strano, nel metal. Il blues diventa popolare presso il grande pubblico principalmente negro-americano nella terza decade del secolo scorso ed è parente stretto delle work songs e delle ballate trasmesse dai lontani antenati africani presso il popolo nero allora costretto a regime di schiavitù.

Si è sviluppato subito dopo la guerra civile americana, quando alcuni schiavi liberati potevano permettersi di comprare degli strumenti musicali, primo su tutti il tamburo. Nel blues, più che in altri stili musicali, sono presenti delle strutture derivanti dalla prima musica afro-americana, a partire dalla struttura a ritornelli e dalla struttura armonica, cioè degli accordi, che lascia grande spazio al respiro e all’improvvisazione dell’esecutore, cantante o strumentista.

Questa sarà la base del jazz. La nostra tradizione europea è basata sulla regolarità del canto e dell’intonazione con un linguaggio chiaro e preciso. Diversamente il linguaggio del blues è fondato sulla negazione di questi valori. Nel linguaggio infatti si preferiscono i “double talks” cioè delle perifrasi, ammiccando ad altri significati riccamente pieni di doppi sensi.

Questo accade anche nel linguaggio musicale, dove le note e la melodia sono avvicinate da una serie di circonlocuzioni.

Dobbiamo anche considerare la situazione dei neri americani, della loro limitata libertà di espressione dovuta proprio alla loro condizione discriminante di essere “negri”. A mio modesto parere sta proprio qui la grandezza di questa musica, cioè nella ricercatezza di un linguaggio nato da una radice semplice e come circonvenzione di significati che allora non potevano essere espressi a pieno.

Tutto questo ritrova vita nell’immensa giungla musicale in cui ci troviamo oggi, ed è innegabile non riconoscere l’importanza del blues. Credo che per ogni artista e per ogni persona interessata all’arte e in questo caso alla musica sia importante partire dalle radici, dalla propria estrazione culturale per andare oltre, a scoprire sempre qualcosa di nuovo, costruendo un linguaggio che abbia veramente qualcosa da dire. A questo proposito volevo porre alla vostra attenzione un gruppo di artisti italiani provenienti dalla fosca Milano, ben lontana dal caldo paesaggio rurale del Mississippi.

In questo duo, Max De Bernardi e Veronica Sbergia compiono la loro personale ricerca sul blues rimanendo perfettamente aderenti alle radici di questa importante tradizione, ma con quel tocco in più che fa sì che siano perfettamente legati ai giorni nostri. …

Alla prossima! Gabriele Cioni

link video :

http://www.youtube.com/watch?v=nj1rWJBuUJI

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