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Astronomia – Categorie Di Osservazioni

Rieccoci nuovamente. Questo per il momento sarà il nostro ultimo articolo della rubrica astronomica. Dopo aver visto come sono fatti i telescopi e tutti gli accessori di una strumentazione, completiamo la parte pratica parlando dei tipi di osservazioni possibili. Dobbiamo infatti sapere che l’astronomia in visuale non è tutta uguale, ci sono tipi di strumenti che sono specializzati nell’osservazione planetaria, altri sono più adatti per gli oggetti del cielo profondo, altri ancora per il campo largo. Vediamoli uno ad uno.

 

Rich Field

Questo termine indica un tipo di osservazioni a “Campo ricco” (o largo), cioè dove non contano tanto gli ingrandimenti quanto la zona di cielo inquadrata. E’ una delle tipologie più rilassanti ed appaganti in quanto si osserva il cielo a bassi ingrandimenti utilizzando un campo visivo molto ampio. Il “campo ricco” è bello in quando ci si perde letteralmente tra le stelle, quando non si sa più che cosa guardare per la miriade di oggetti che si vedono, a patto però di trovarsi in luoghi abbastanza bui, fuori dai centri cittadini. Per fare un paragone, fare Rich field è come stare in altura e guardare l’intero panorama circostante, non vedremo bene i dettagli ma ci godremo l’intero paesaggio da una posizione privilegiata. Lo strumento migliore per questo genere di osservazioni è senza dubbio un binocolo, visto che possiede bassi ingrandimenti e un campo visivo molto ampio. Con un binocolo potremo “spazzolare” il cielo notturno, usufruendo della visione a due occhi, in modo da perderci letteralmente nei campi stellari. Si può anche usare un telescopio rifrattore a tubo corto che permetta di ottenere gli stessi vantaggi (o quasi) della visione binoculare. Il Rich field, oltre che appagante, è utile per studiare il cielo e riconoscere stelle e costellazioni, avendo a disposizione un’ampia zona visiva.

 

Planetario

Quando parliamo di osservazioni planetarie ci riferiamo (lo dice il nome stesso) alla visione dei pianeti del Sistema Solare. E’ un tipo di osservazioni che può essere effettuato in qualsiasi luogo, visto che i pianeti brillano della luce riflessa del Sole, quindi potremmo osservarli anche dal balcone o terrazzo di casa, vedendo comunque gli stessi dettagli. Per fare planetario non esiste un telescopio specifico, diciamo che se vogliamo vedere maggiori dettagli ci servono strumenti con un grande diametro che ci permettano di spingere con gli ingrandimenti. Di solito i telescopi catadiottrici, avendo una focale molto spinta, sono i più adatti per questo tipo di osservazioni. In questa stessa categoria parliamo anche dell’Hi-Res (alta risoluzione), che riguarda sempre la visione dei pianeti ma con ingrandimenti ancora maggiori (anche superiori a 500-600x). Attraverso l’uso di telescopi con una grande apertura potremo notare maggiori dettagli sulla superficie dei pianeti, ad esempio osservare da vicino la Grande Macchia Rossa di Giove o gli anelli di Saturno, oppure le calotte polari di Marte.

Deep Space

Andiamo adesso a vedere la categoria preferita dagli astrofili, nonchè la più “difficile” ma proprio per questo più appagante. Stiamo parlando delle osservazioni “Deep Space” (spazio profondo) o più semplicemente Deep. Riguarda la visione di tutti quegli oggetti molto distanti da noi e allo stesso tempo molto più difficili da vedere in quanto poco luminosi: nebulose e galassie. Per poter fare Deep a livello “serio”, servono due condizioni: un cielo buio (più scuro della pece) e uno strumento dalla grande apertura (superiore ai 200mm di diametro). Dunque se restiamo in città con un forte inquinamento luminoso ecco che potremo scordarci di vedere anche solo minimamente qualche nebulosa o galassia, eccezion fatta per la Nebulosa di Orione e per la Galassia di Andromeda. Sono tutti oggetti flebili, appena visibili e spesso si devono usare particolari filtri che possano esaltarne l’aspetto. Ecco il motivo che spinge molti astrofili a questo tipo di osservazioni, la difficoltà nel trovare questi oggetti, la loro evanescenza se paragonati agli ammassi aperti o ai globulari, rappresenta una sfida che non si può perdere. Lo strumento ideale è senza dubbio un riflettore su montatura dobsoniana, perchè costa relativamente poco e possiede un diametro generoso. Sarà magari un pò difficile da spostare ma i più volenterosi lo caricheranno in macchina e guideranno per diverse centinaia di chilometri pur di trovare un cielo buio. Non dimentichiamoci che i telescopi dobsoniani arrivano a pesare oltre i 25 chili (anche molto di più) e che il tubo può superare 1 metro e 20 di lunghezza e i 30-40cm di larghezza, in pratica è come spostare un vero e proprio cannone. Se si vuole fare Deep però, questa è una scelta quasi obbligata che però ripagherà di gran lunga gli sforzi fatti, regalando visioni mozzafiato.

 

Cataloghi astronomici

Per ogni astrofilo che si avvicina al cielo notturno, oltre alle varie mappe stellari, vi sono degli oggetti che nel corso delle osservazioni dovrà “per forza” mettersi a cercare. Esistono vari cataloghi astronomici dove sono elencati tutti gli oggetti non stellari, i due più importanti solo il “Catalogo Messier” e L’NGC. Il primo fu compilato dall’astronomo francese Charles Messier nel 1774 e contiene 110 oggetti celesti che non riguardano le stelle singole. Dunque abbiamo al suo interno ammassi stellari e globulari, nebulose, galassie, resti di supernove. Sono tutti oggetti del cielo profondo e sono stati catalogati in ordine di scoperta. Ad esempio la famosa nebulosa di Orione si chiama M42, l’ammasso delle Pleiadi M45, la galassia di Andromeda M31, e così via. Il secondo catalogo, molto più ampio e completo si chiama NGC, l’acronimo di New Generation Catalogue. La prima versione è datata 1880, è stato revisionato e ampliato più volte e contiene al suo interno più di 8.000 oggetti del cielo profondo.

 

Visualisti vs Astrofotografi

In astronomia amatoriale esistono due categorie di astrofili: i visualisti e gli astrofotografi. I primi,  come dice la parola, si occupano principalmente dell’osservazione diretta dei corpi celesti tramite i propri occhi, usando telescopoi o binocoli; i secondi invece utilizzano una strumentazione molto più costosa e complessa per effettuare riprese e foto astronomiche a lunga esposizione. Quando osserviamo in visuale con un telescopio, le immagini non sono come quelle viste nelle enciclopedie o nei documentari in TV. Il neofita che compra un telescopio, spera di vedere Giove formato gigante, Saturno con gli anelli perfettamente distinti e magari la Nebulosa di Orione con i suoi colori originali tendenti al rosso. Non tutti gli oggetti in visuale ci appariranno con i loro veri colori, anzi, la maggior parte di essi (tipo galassie o nebulose) possiedono una luce talmente bassa che l’occhio umano non riesce a distinguere i colori, producendo immagini solo in bianco e nero. Per prima cosa è necessario comprendere che le immagini a colori delle nebulose e delle galassie a cui siamo abituati a vedere in foto sono il frutto di lunghe esposizioni con strumenti professionali. Alcune fra le migliori sono state effettuate dal telescopio orbitante Hubble che non risente dell’inquinamento luminoso e delle distorsioni dell’atmosfera terrestre. L’occhio umano non riesce a catturare determinate immagini perchè esso è limitato ad un spettro di colori molto ridotto (ad esempio l’ultravioletto e l’infrarosso sono a noi invisibili), dunque le nebulose ci appariranno come delle “nuvolette” grigie e delle galassie riusciremo solo a distinguerne la forma. Per un astrofilo visualista non è questo il punto, non è come osservarle ma riuscire ad osservarle. Vedere oggetti lontani centinaia di anni luce da noi con i nostri occhi, produce una soddisfazione indescrivibile, anche se appariranno diverse da come le abbiamo viste in foto. Faccio un ulteriore esempio, con il mio telescopio da 150mm sto osservando la Nebulosa di Orione, essa mi apparirà come una macchia di fumo grigio con pochi dettagli, ora un amico che la guarderà dopo di me resterà senza dubbio deluso dalla visione. Dal mio punto di vista è una visione eccezzionale perchè so cosa sto guardando, so che si tratta di una enorme nube di gas interstellare ampia oltre un centinaio di anni  luce e che funge da incubatrice di stelle. All’interno della nube che osservo si sono formate e si formeranno centinaia di migliaia di nuove stelle e poterla osservare con i propri occhi (al di là del suo aspetto) è qualcosa di indescrivibile.

 

Eccoci giusti al termine dell’articolo e (ahimè) della rubrica astronomica. Volevo ringraziare la redazione dell’Ora di Nardò che mi ha dato la possibilità di poter parlare di questa che giudico non una materia ma una vera e propria passione. Ringrazio tutti quelli che hanno letto gli articoli (o anche una parte) e che mi hanno spronato a continuare, il merito è soprattutto loro. Sono stati 4 mesi molto importanti per me, sono riuscito a condividere con altre persone il fantastico mondo dell’Universo, l’ho fatto da semplice appassionato e non da esperto. Grazie ancora a tutti, è stata un’esperienza che rimarrà dentro di me per tutta la vita. Ricordate che osservare il cielo notturno non è soltanto guardare corpi celesti, significa anche guardarci dentro di noi, provando a capire il nostro ruolo nel cosmo infinito, anche perchè noi siamo parte di esso ed esso di noi. Volevo chiudere con una frase di Victor Hugo: “”C’è chi si fissa a vedere solo il buio. Io preferisco contemplare le stelle. Ciascuno ha il suo modo di guardare la notte.”

 

Marco Alemanno

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