Bersani lascia, caos nel Pd “Uno su 4 ha tradito, e’ troppo”

Pd nel caos dopo la nuova fumata nera alla quarta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica. Il segretario, Pier Luigi Bersani, si e’ dimesso, definendo la vicenda “grave”. “E’ troppo per me”, ha affermato; “oggi e’ stata una giornata drammaticamente peggiore di ieri”. “Uno su quattro di noi ha tradito, per me e’ inaccettabile”.

“Abbiamo prodotto una vicenda di una gravita’ assoluta – ha detto Bersani -. sono saltati meccanismi di responsabilita’ e di solidarieta'”. Continuero’ a dare una mano. I capigruppo con me devono da subito contattare le altre forze politiche per trovare una soluzione definitiva sul Quirinale. Noi da soli il Presidente della Repubblica non lo facciamo”. Le dimissioni di Bersani saranno operative subito dopo l’elezione del nuovo inquilino del Colle.

 

Per Bersani la vicenda Prodi e’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del Consiglio, inviato in Mali e lo abbiamo messo in queste condizioni” . L’assemblea e’ fatta di dirigenti che oggi hanno preferito l’ovazione e l’unanimita’, poi uno su quattro di noi qui ha tradito. Prodi ha rinunciato, lo capisco, io non posso accettare quello che e’ successo e oggi il Pd impedisce una soluzione per il Quirinale. Con tutta la dipsniblita’ e la responsablita’ per me e’ troppo”.

PRODI “IMPALLINATO” DAI FRANCHI TIRATORI

Romano Prodi, il candidato su cui il Nazareno sembravano aver ritrovato l’unita’, viene affossato dai franchi tiratori e ottiene soli 395 voti: almeno 100 in meno di quelli necessari per arrivare al Colle. I democratici sono sotto choc: Rosy Bindi annuncia le sue dimissioni da presidente.

PRODI RINUNCIA E ATTACCA, “CHI MI HA PORTATO QUI SI ASSUMA RESPONSABILITA'” 
In serata e’ lo stesso Prodi a comunicare che non ci sono piu’ le condizioni per la sua candidatura; nel comunicare la sua rinuncia, l’ex premier attacca Bersani, invitandolo ad assumersi le sue “responsabilita'”. “Oggi mi e’ stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che e’ alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano piu’ le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilita’. Io non posso che prenderne atto”, scrive Prodi in un comunicato da Bamako nel Mali.

RODOTA’ “VOLA” A 213, CANCELLIERI A 78 
Mentre Prodi viene affossato dai franchi tiratori, Stefano Rodota’ – candidato di M5S – “vola” a 213, Anna Maria Cancellieri arriva a 78, Massimo D’Alema a 15, Franco Marini a 3, Giorgio Napolitano a 2. I voti dispersi sono 7, le schede bianche 15, le schede nulle 4. La soglia per l’elezione e’ a 504 voti La quinta votazione per eleggere il Presidente della Repubblica comincera’ domani alle 10

PD SOTTO CHOC, E C’E’ CHI PENSA A ‘METODO NAPOLITANO’ 
Si va dalla richiesta di dimissioni del segretario alla valutazione sulla fine del partito. Il Pd e’ sotto choc dopo il voto su Romano Prodi e l’aria che si respira in Transatlantico e’ mista di irritazione e costernazione, chi sorride sotto i baffi, invece, lo nasconde bene. Il voto con il quale e’ stata stroncata la candidatura del fondatore dell’Ulivo e’ cosa di pochi minuti prima e gia’ le letture sono le piu’ disparate, nessuna venata di ottimismo. “Questo e’ un partito del c…” sbotta una neodeputata “in due giorni ne abbiamo bruciati due”.
“Non so piu’ che aggettivi usare” si sfoga un deputato al telefono con la moglie. “Ora che facciamo, ci riuniamo di nuovo?”. “Si’, ma non al cinema Capranica che ci porta sfortuna” le risponde un’altra. “Un capolavoro” ironizza amaro un senatore, mentre qualcuno alza la voce e viene richiamato al contegno da altri che temono che i giornalisti poi riportino le loro esuberanze. Ma al di la’ del clima, si azzarda l’analisi politica. Innanzitutto si cercano i colpevoli. “Vedete chi sono quelli che hanno preso due o tre voti” suggerisce Pippo Civati, e i cronisti hanno gioco facile a rispondere “D’Alema e Marini”. Cioe’, questa e’ la lettura piu’ diffusa, i franchi tiratori si anniderebbero tra le fila di dalemiani ed ex popolari. Per smentire questa idea Beppe Fioroni ha fotografato la sua scheda e la mostra. Ma dalemiani ed ex popolari non basterebbero, non sono 101, non arrivano a toccare il numero dei voti mancati a Prodi. Sel si affretta a far sapere che ha ‘marcato’ le sue schede, votando ‘R. Prodi’ e il conto torna perfettamente. Ci sono altri che hanno ‘tradito’. Alcuni sospettano dei renziani: “Hai visto la velocita’ con cui Matteo ha detto che la candidatura Prodi non c’e’ piu’?” sibila un ex popolare. Ma gli interessati rimandano la palla in campo avverso: “Quanto accaduto e’ anche un segnale contro Renzi” afferma il fedelissimo Matteo Richetti. E ora? “Ora ci vediamo e discutiamo, serve una riflessione spiega una deputata dalemiana. Ma si puo’ proporre D’Alema stesso? “Prima bisogna fare una riflessione, serve vedere fino in fondo quali sono i problemi, altrimenti rischiamo di farci imporre i candidati dagli altri e di bruciarne altri nostri”.
“Su Rodota’ non possiamo convergere, ne’ sulla Cancellieri” spiega Civati, che ipotizza un nome nuovo e lontano dalla politica. “O si converge su Rodota’, ma cambiando completamente linea rispetto a quello che e’ stato fatto finora e sarebbe difficile spiegarlo” spiega un altro dalemiano “oppure si cerca un nome che crei un clima tale da arrivare di nuovo a una intesa piu’ ampia, altrimenti continuiamo a bruciare candidati nostri”. E Nicola Latorre, ancora piu’ esplicito ricorda che le strade sono due: o si sceglie di convergere su Rodota’, nome che pero’ divide il Paese, “oppure decidiamo di comportarci come sette anni fa, quando pur potendo eleggere Massimo D’Alema ritirammo la sua candidatura perche’ divisiva e mettemmo in campo Giorgio Napolitano che, pur non votato dal centrodestra, non fu certamente osteggiato”.

MONTI SPINGE CANCELLIERI, M5S INSISTE SU RODOTA’ 
Mario Monti spinge Anna Maria Cancellieri. Fonti parlamentari di Scelta Civica riferiscono che sarebbero stati contattati sia i vertici del Pd che del Pdl. Cancellieri? “E’ un’ipotesi, ma serve un ragionamento serio al nostro interno”, dice uno dei ‘big’ di Largo del Nazareno. Anche la Lega potrebbe ‘aprire’ sul nome del ministro dell’Interno. Il Movimento 5 stelle, invece, insistera’ per Stefano Rodota’ che, sottolineano i grillini, ieri avrebbe assicurato Pier Luigi Bersani che si sarebbe fatto garante di una collaborazione tra Pd e M5S per un governo. Ora le carte sul tavolo cambiano, Scelta civica e Pdl rilanciano spiegando che il Pd non puo’ piu’ lanciare un nome, “lo brucerebbe”. Ma nel Pdl cresce il partito per Massimo D’Alema. “Avrebbe tutti i nostri voti”, spiegano in Transatlantico i parlamentari di via dell’Umilta’. Movimento 5 stelle in festa. Il flop di Romano Prodi al quarto scrutinio e la tenuta del loro candidato Stefano Rodota’ regala sollievo e sorrisi ai grillini. E soprattutto, regala la prima serata libera. Niente assemblea, infatti, come ormai da abitudine.
Perche’, come ha spiegato Vito Crimi a ‘La Cosa’: “E’ la prima serata che abbiamo libera, senza dover fare un’assemblea perche’ la linea e’ chiara. Il nostro candidato e’ Rodota’, per noi e’ il miglior candidato possibile in questo momento e ci puntiamo molto”. Soddisfatti tutti i deputati grillini. Andrea Cecconi dice: “Scacco matto. Non vorrei essere nei panni di Bersani, spero che ora si dimettera'”. Sollevati anche i cosiddetti ‘dialoganti’ che per tutto il giorno hanno parlato con alcuni dei giovani Pd che cercavano di insistere nell’appoggio a Prodi. Ma ormai non esiste piu’ questo problema per i grillini, pensano solo a festeggiare e insistono ancora piu’ convinti che siano gli altri a convergere su Rodota’.

BERLUSCONI, BERSANI FINITO; DOMANI PROBABILE SCHEDA BIANCA 
Domani si dovrebbe votare scheda bianca, difficile che succeda qualcosa, dicono dallo stato maggiore del Pdl ancora riunito a palazzo Grazioli per valutare il da farsi.
Al momento i candidati di Silvio Berlusconi – che ha incontrato Mario Monti a Palazzo Chigi – restano Franco Marini e Giuliano Amato anche se il Cavaliere ritiene che non verranno rilanciati dal Pd. E nemmeno Massimo D’Alema. Non ce lo proporranno, ha spiegato l’ex premier durante il vertice di questa sera in via del Plebiscito. Ora bisogna convergere su un candidato che abbia possibilita’ di passare, non possiamo piu’ bruciare altri nomi, e’ il pensiero del Cavaliere.
Alcuni dubbi vengono avanzati anche sulla candidatura di Anna Maria Cancellieri. Dovra’ essere il Pd ad avanzare la proposta per votare il ministro dell’Interno altrimenti e’ una candidatura di bandiera di Monti, e’ il ragionamento fatto dai ‘big’ del Pdl che hanno visto l’ex premier. Berlusconi vorrebbe un politico al Colle, l’obiettivo resta il governissimo altrimenti e’ meglio andare al voto, ha osservato. Oggi e’ stata la fine di Bersani e di Prodi, ha sentenziato ancora il Cavaliere con i suoi. Non sara’ l’ex premier ad incontrare Mario Monti e i vertici di Scelta civica, ma probabilmente Angelino Alfano. (Agi)

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