Per la ricorrenza dell’ 8 marzo nella nostra città, come nell’intera penisola è tutto un avvicendarsi di eventi e dibattiti, più o meno interessanti.

In queste ore, presso il Liceo Scientifico G.Galilei viene proiettato il film-documentario di Francesca Archibugi “Giulia ha picchiato Filippo” e, a seguire, un incontro-dibattito sul tema “violenza sulle donne”.

Ottima iniziativa organizzata dalla Commissione cittadina Pari Opportunità di Nardò, di cui va dato atto ed espressa gratitudine all’ottimo Presidente Vito Berti, da sempre impegnato nel sociale su vari temi, non ultimo quello di questa mattina, che vedrà la partecipazione di esperti di rango come Paola Martino, esperta di politiche di genere e componente del Centro Studi Osservatorio Donna dell’Università del Salento e per i saluti l’amministrazione comunale di Nardò con il sindaco Risi.

Chapeau all’iniziativa ed anche alle altre, che seguiranno e considerazione positiva va espressa anche all’amministrazione comunale, che con il suo patrocinio dimostra vicinanza ai temi sociali sulla parità di genere.

C’è un però e vengo subito al punto, non per guastare la festa della donna, che poi non è una festività, ma una ricorrenza, appunto, un ricordare, peraltro, eventi tragici, che hanno rappresentato la molla per il riscatto sociale delle donne.

Se si considera la violenza alle donne un’offesa all’umanità, mi auguro che nel dibattito mattiniero, prima citato, a cui per ragioni personali non prenderò parte, per onestà intellettuale, qualcuno voglia prendere posizione su una violenza non fisica, ma pur sempre tale, consumata nella nostra città, purtroppo, nel silenzio anche della stessa commissione pari opportunità. Che, oggi, ha, tuttavia, l’occasione ghiotta per riscattarsi.

Faccio riferimento alla mancanza di equilibrio di genere nelle istituzioni pubbliche, astrattamente imposto da norme cogenti e puntualmente violate dalla nostra amministrazione, mi riferisco segnatamente alla L. 56/14 c.d. “legge Delrio” sulla composizione delle Giunte, in forza della quale la presenza di diverso genere dovrebbe essere più rilevante di quella che ci ritroviamo.

Vi è di più e di più grave, ad esempio, “il pasticciaccio della Farmacia comunale”, che troppi, al netto dei provvedimenti giudiziari, che, sicuramente, verranno, intendono derubricare come fatto ascrivibile alla responsabilità di uno solo, cosa di per sé incredibile, avrebbe comportato già prima che accadessero i gravissimi fatti e magari ciò avrebbe impedito che accadessero, il coinvolgimento delle donne.

Infatti, l’art. 3 della legge 12 luglio 2011, n. 120, stabilisce i termini e le modalità di attuazione della disciplina concernente la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società, costituite in Italia, controllate ai sensi dell’articolo 2359 codice civile dalle pubbliche amministrazioni e impone la presenza di donne negli organi amministrativi e di controllo delle partecipate, la nostra farmacia, invece presentava e presenta un organo amministrativo, da ultimo rinnovato ed un collegio sindacale confermato, di soli uomini, per carità, ovviamente, capacissimi.

Ora sarebbe stato eccessivo pensare che, di seguito all’emanazione della legge citata, la nostra amministrazione, che “non per colpa”, ma “per disgrazia”, sembra allinearsi sempre in ritardo alle novità normative introdotte dal legislatore, in sede di revoca dell’Organo amministrativo della Farmacia e di nomina del nuovo C.d.A. avesse pensato di applicare una legge cogente, eppure sarebbe bastato guardare uno degli spot televisivi promossi, sul tema, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, visto che la lettura delle norme riesce, particolarmente, difficile.

Ecco mi piacerebbe che, la commissione pari opportunità, se non oggi in una prossima occasione utile, abbia la forza, il coraggio e/o semplicemente la voglia di ricordare a chi ci governa che, per cancellare le offese che si consumano a danno delle tante donne capaci di Nardò non è sufficiente patrocinare con lo stemma e i discorsi di saluto gli eventi in prossimità dell’ 8 marzo, ma occorrerebbe rispettare le leggi che ci sono e che mirano alla parità di genere.

Da ciò far discendere la richiesta che la giunta attuale venga rinominata con una maggiore presenza femminile e che il C.d.A. della Farmacia si dimetta o venga revocato unitamente al Collegio sindacale per consentire l’ingresso delle donne.

Su quest’ultimo aspetto mi permetto di suggerire all’attuale governance della Farmacia che siffatta determinazione competerebbe di per sé all’Organo amministrativo, autonomamente, in quanto rispondente ad un obbligo di legge, per cui le persone del C.d.A. potrebbero non aspettare l’input da Palazzo Personé, ma agire di propria sponte, magari, ciò servirà di esempio per gli amici del Palazzo e per la prima volta (oppure la seconda) qualcuno rinuncia alla poltrona in omaggio alla legge ed all’intelligenza delle donne di Nardò. Rivoluzionario vero?. W le nostre donne, auguri a tutte!

 

 

 

Vincenzo Candido Renna

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