Depuratori. Casili (M5S): “Un altro anno perso per la Puglia”

Cristian Casili

Bari 5giu:_Sul riutilizzo dei reflui fognari in Puglia da decenni la politica procede a suon di slogan che nonostante investimenti milionari, non sono quasi mai seguiti da fatti e da cantierizzazioni, con conseguenti malfunzionamenti degli impianti di depurazione, effetti negativi sul turismo e sull’agricoltura che è il settore che trarrebbe principali benefici dal riutilizzo delle acque reflue. Altro elemento spinoso sono i  Consorzi di Bonifica che, per vedere concretizzato il riuso agricoltura, dovrebbero offrire la propria rete irrigua, per altro obsoleta e senza manutenzione da anni, e ciò evidentemente non offre alcuna garanzia nel breve periodo per un efficiente recupero e ridistribuzione nei campi. Questa la dura analisi del consigliere regionale M5S Cristian Casili vicepresidente della V Commissione Ambiente che lancia un monito al presidente Emiliano e al Consiglio regionale chiedendo di affrettare le procedure di potenziamento degli impianti e di calendarizzazione delle opere sulla rete fognaria e sui depuratori.

“Sul riutilizzo dei reflui fognari – sostiene Casili – la Regione continua a tergiversare, il risultato sarà, ancora una  volta, un’estate con le nostre coste piene di turisti ma senza depuratori o con depuratori malfunzionanti. Se vogliamo garantire la salubrità delle nostre acque ai residenti e ai turisti che decidono di visitarci anche grazie alla bellezza del nostro mare, si proceda quanto prima al potenziamento degli impianti e a calendarizzare le opere sulla rete fognaria e sui depuratori. Comuni come Nardò, Gallipoli, Porto Cesareo, Tricase e Leuca non possono più assistere ai proclami senza seguito del Presidente Emiliano.”

A poco servono, spiega il consigliere cinquestelle, anche le rilevazioni di Arpa effettuate in questo periodo: è soprattutto nel periodo di luglio ed agosto che gli impianti non riescono a depurare la quantità di refluo dei comuni rivieraschi che, invasi dai turisti, vedono crescere esponenzialmente i chilometri di costa interdetti alla balneazione. La lentezza delle procedure e i proclami a cui non segue quasi mai la cantierizzazione dei lavori hanno come conseguenza il manfunzionamento degli impianti: tutti i 187 impianti di depurazione pugliesi, di cui 37 in provincia di Lecce, in questi anni hanno fatto registrare problemi di funzionamento e di inadeguatezza. Nonostante, dal 2013 ad oggi, la Puglia abbia speso la bellezza di 530 milioni di euro sui complessivi 722 milioni a disposizione per mettere a norma e potenziare i depuratori e le reti fognarie. Inoltre ci sono ancora tre Comuni, ovvero Porto Cesareo, Taviano e Carovigno, che sono sottoposti dal 2012 a procedura di infrazione europea.

“Per ora anche il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura rimane solo un miraggio – prosegue Casili – e di questo passo si va avanti con progetti di fattibilità, cioè progetti di massima che rimangono solo sulla carta; emblematico il caso che coinvolge i comuni di Nardò e Porto Cesareo dove impropriamente si parla di “scarico zero” e non si riesce ancora a decidere su quali delle tre ipotesi previste dal progetto bisogna puntare: di questo passo serviranno anni prima di dare avvio ai lavori.”

Numerose sono le proposte fatte dai cinquestelle in merito e da Casili in prima persona: “sono stato promotore del riuso delle acque reflue, del recupero delle cave dismesse per il riutilizzo delle acque affinate da destinare a vari usi, tra cui il verde pubblico o quello agricolo. Grazie ad una posta finanziaria di 100 mila euro stanno per essere selezionati alcuni progetti al vaglio degli uffici regionali preposti per il recupero di cave dismesse e il loro riutilizzo come biolaghi; alcuni comuni salentini come Gallipoli che deve bloccare lo scarico a mare sul litorale di Torre Sabea della piattaforma consortile di via Scalelle, potrebbe utilizzare le sue cave dismesse come bacini di lagunaggio e ulteriore affinamento per recuperarle poi per usi civili e per scopi irrigui. Gli interventi necessari sono tanti – conclude Casili – questa Regione non può più aspettare.”

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