Per 15 anni Ferrovie Sud Est, società pugliese di proprietà del Ministero dei Trasporti, sarebbe stata saccheggiata da Luigi Fiorillo, il commissario governativo e amministratore unico che avrebbe dovuto amministrarla e risanarla. Invece Fiorillo e altri indagati, dal 2001 al 2015, nonostante i moniti del collegio sindacale, ne avrebbe aggravato il dissesto provocando – secondo l’accusa – un crac da 230 milioni. Con le accuse, contestate a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, la magistratura barese ha ordinato gli arresti domiciliari per Fiorillo e per altre 10 persone, il sequestro di beni per 90 milioni e disposto una misura interdittiva.

Oltre all’ex top manager sono finiti agli arresti Angelo Schiano, presunto amministratore occulto e avvocato della società, Fausto Vittucci, revisore e certificatore dei bilanci Fse, e gli imprenditori Ferdinando Bitonte, Carlo Beltramelli, Carolina e Gianluca Neri, Franco Cezza, sua moglie Rita Giannuzzi e suo figlio Gianluigi Cezza, e Fabrizio Romano Camilli, quest’ultimo ex assessore ai Trasporti della Regione Puglia. Ventinove gli indagati, fra imprenditori, dirigenti e progettisti di Fse. Secondo l’accusa Fiorillo, in concorso con altri, ha dissipato o distratto fondi falsificando i bilanci ed esternalizzando servizi senza fare gare d’appalto. Tutto a danno delle Ferrovie Sud Est, acquistata circa un anno fa, a crac ormai avvenuto, da Ferrovie dello Stato e attualmente sottoposta a concordato preventivo.

Tra le condotte contestate a Fiorillo vi sono anche spese pazze addebitate a Fse per affitti, per una bottiglia di vino acquistata in un’enoteca romana per 2.600 euro e un rimborso spese per 14.000 euro al mese, pagato per anni, per l’autista privato. Ma c’è di più. Fiorillo, oltre al compenso professionale, avrebbe intascato circa 5 milioni per compensi per attività di supporto in 39 appalti, senza averne le competenze, e più di 7 milioni sottoscrivendo contratti Cococo a suo nome per attività – secondo l’accusa – mai svolte. Fiorillo e gli allora dirigenti della società – secondo la Procura – avrebbero anche affidato incarichi a prezzi fuori mercato e stipulato contratti senza gara. Ad esempio 19 milioni (poi non ammessi e quindi non rimborsati dalla Regione Puglia) sarebbero stati spesi per studi geologici e coordinamento della sicurezza in cantieri sulla tratta Bari-Taranto e nell’Area Salentina.

Circa 27 milioni dati all’avvocato Schiano per attività di consulenza legale. Altri 53 milioni per i servizi informatici. Ci sono ancora i 2 milioni usati per la gestione dell’archivio storico, affidata al professor Cezza e ai suoi familiari. Altre contestazioni riguardano l’acquisto e la manutenzione di treni dalla società Filben srl dell’imprenditore Beltramelli (già imputato con Fiorillo per truffa in un altro processo sulla manutenzione dei convogli) con dissipazione di fondi per circa 9 milioni, spese di carburante per 14 milioni (40% oltre il prezzo di mercato), altri 16 milioni per la gestione di polizze assicurative e predisposizione dei bandi di gara e 1,3 milioni per l’affitto e i servizi di pulizia di un appartamento nel centro di Roma. Insomma, quanto basta per far scrivere al giudice che Fiorillo ha “proseguito indisturbato nella spoliazione dell’impresa pubblica”. Negli anni, infatti, nessuno dal ministero dei Trasporti si è mai accorto di nulla “tranne l’ultimo ministro”, ha detto il procuratore Giuseppe Volpe che ora indaga sui mancati controlli.(Ansa)

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Ultimo aggiornamento: 02/01/2025
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