Mellone: Se fossi populista (nel senso peggiore del termine) con questi dati, nel Salento, dovrei dire: “aprite tutto!”

Mellone : A Nardò e nella nostra provincia i numeri rincuorano e le persone contagiate sono di molto sotto la media. Non è una sensazione ma sono i numeri a dircelo: ci sono comuni che non sono stati sfiorati dal contagio e città come Nardò che vivono una situazione di stabilità, con meno di 20 casi (15 ufficiali mentre scrivo). La Regione Puglia è terzultima nella classifica nazionale dei contagi. Tanto che l’etichetta di Regione Arancione affibbiataci dal governo rossogiallo ci sta stretta. Purtroppo però ci sono molti indicatori che spingono alla prudenza. A iniziare dai carichi sanitari: i ricoveri in terapia intensiva sono cresciuti del 56% nell’ultima settimana. I posti letto sono occupati al 33% e i ricoveri nei reparti Covid crescono con percentuali a doppia cifra: per il 15 novembre in Puglia sono stimati 1.200 ricoveri.

Questo significa che il sistema regionale, nonostante il massiccio incremento di posti letto degli ultimi mesi, andrà sotto pressione. In questa situazione il must dev’essere quello di evitare contatti e usare le semplici e fondamentali regole che abbiamo imparato l’uso della mascherina , il frequente il lavaggio delle mai, evitare le uscite e mantenere la distanza fisica ovunque. E veniamo alle scuole. In questi giorni ho sentito costantemente il Presidente Michele Emiliano. Sono dell’idea che occorra riaprire il prima possibile, lasciando ai genitori la possibilità di trattenere i figli a casa e di poterlo fare con l’aiuto delle istituzioni scolastiche.

La scuola senza socialità è arida e la didatti a distanza è difficile sotto ogni punto di vista ma non possiamo mettere la testa sotto la sabbia: il virus c’è. In queste ore molte imprese, molti uomini e molte donne, tanti lavoratori, autonomi, imprenditori della filiera agroalimentare, stanno facendo i conti con lo tsunami delle chiusure e delle mezze chiusure mentre tanti altri operatori, come i commessi e i fornitori di servizi, continuano a lavorare pur con le indispensabili precauzioni. E’ una situazione complicatissima, che probabilmente il governo nazionale avrebbe potuto affrontare meglio, sia nella fase “preparatoria” sia in questa di gestione dell’emergenza. Penso, ad esempio, che se chiudere tutto ad un certo orario ha senso a Milano, dove ci si muove in metropolitana, ha meno senso a Nardò, Galatina, Porto Cesareo, Gallipoli ecc., dove la gran parte delle persone si sposta a piedi o in bici, con lo scooter o con la propria vettura.

E anche per raggiungere le scuole dell’obbligo, nella maggioranza dei casi, questi sono i mezzi di trasporto più utilizzati (noi abbiamo aggiunto da subito degli scuolabus per garantire un servizio in sicurezza). Per tali ragioni, con prudenza e attenzione, non possiamo far altro che attendere e poi sperare, con ottimismo e con dati alla mano, che la scuola possa essere riaperta. Riaperta il prima possibile! Perché ne hanno bisogno tutti: le famiglie, i bambini e il futuro della nazione”

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