Un omaggio speciale a Corido Cioni …

Scompare una Nardò culturale di altri tempi che ha storicizzato le nostre tradizioni popolari. Corido Cioni in punta di piedi ci ha lasciati. La sua visione in prospettiva, unica e irripetibile ora è solo un ricordo vivido in chi lo ha amato nei suoi affetti famigliari. Vi proponiamo la nostra intervista un omaggio umile e caro ad un amico, un cittadino neritino . (n.d.r). 

 

Intervista del 28 giugno 2013 . 

“I popoli che aspirano ad un avvenire migliore, pur mantenendo la loro identità, non possono non rivolgere la loro attenzione al passato”. Esordisce così Corido Cioni, in un incontro permeato di fervore misto a nostalgia verso quegli anni ’70-‘80 che lui ricorda non certo per la disco-music .

L’Oraweb: Chi è Corido Cioni? A questa domanda, ci risponde come un fiume in piena, informazioni, aneddoti, memorie che cerchiamo, con l’aiuto prezioso del figlio Arturo, di mettere in ordine.

Corido Cioni è un Docente di Scuola Primaria, “mesciu ti scòla” dice lui. Per tutti, Professore Cioni.

E’ da sempre un amante della musica, ha frequentato il Conservatorio di canto a Napoli e a Salerno e addirittura suo padre, mesciu “Arturu” era stimato cantante in cattedrale. Dagli anni ’70 si occupa di musica popolare e lo fa andando alla ricerca, microfono in mano, registrando le nenie,gli stornelli, le canzoni direttamente da chi “le esegue”, recandosi nelle “cantine” (bettole), nei campi, dalle persone anziane, testimoni del passato che è bene sempre ricordare. In quegli anni fonda un gruppo folkloristico (in Italia i gruppi folkloristici, specie con l’autorizzazione del Ministero , si contavano a malapena sulle dita di una mano ) con il quale mette in scena il prodotto della sua ricerca.

Dodici coppie di giovani, 24 vestiti tradizionali (due a testa che ognuno cambia durante lo spettacolo). 12 coppie di bambini compongono il cosiddetto vivaio . Un gruppo di min. 6 musicisti adulti ( tra i quali spicca la collaborazione di Mimino Spano, Cesare Monte e Cesarino Zuccaro del Trio Folk; Gigi Cecere , Tommasino Nardò, Pippo Sansone … ) esegue le musiche, arrangiate dalla Maestra di musica Prof.ssa Maria Teresa Cocciolo, sulle quali i ragazzi cantano in stile polifonico le canzoni tradizionali. L’amicizia di famiglia con Gigi Stifani fa si che nasca una spontanea collaborazione per la ricostruzione del ballo della tarantolata, rappresentato poi sul palcoscenico. Tutto questo in anni durante i quali chi si occupa di tradizioni popolari è schernito da tutti, snobbato e non raramente anche insultato, come a volte effettivamente accade in qualche spettacolo .

L’Oraweb: Perché il canto popolare; cosa ha la musica popolare tanto da attrarla così fortemente?

R.: I canti popolari sono espressione di una cultura storica, l’espressione di un linguaggio del tutto diverso rispetto alla lingua italiana, quale lingua nazionale. In Italia canto e cultura popolare sono legati alle culture regionali e sottoregionali ed alla civiltà prettamente agricola rintracciabile nel nostro Paese prima che iniziasse il processo di industrializzazione. I canti e la cultura popolare sono un immenso patrimonio storico-culturale, tanto che in molte città vengono effettuate delle vere raccolte, al fine di custodire un simile patrimonio.

L’Oraweb: Ma quando e perché “nascono” i canti popolari. Qualcuno afferma che hanno origine come canti di lavoro, quasi come hanno origine gli spirituals americani.

R.: Potremmo rispondere che la loro origine si perde nella notte dei tempi e che sono nati in dialetto per diversi motivi tra i quali la scarsa conoscenza della lingua italiana, e il rifiuto di questa quale lingua nazionale da parte dei poeti cantori. La verità la possiamo trovare nell’ipotesi molto realistica, che queste espressioni del “nostro canto” erano portatrici quasi sempre di un messaggio destinato ad una categoria di cittadini capaci di recepirlo, i quali si erano creato un mondo “tutto loro” racchiuso in una frazione o in una città. Fuori da questo mondo tutto diverso, che loro non comprendevano perché non compresi, vi era un universo che non capiva determinate istanze sociali ed il rispetto dovuto alla persona umana. La canzone popolare rappresentava proprio questa conflittualità tra due mondi del tutto diversi.Forse qualche lontana analogia con il meccanismo che dà origine alla nascita degli spirituals americani, come affermate voi c’è … forse.

L’Oraweb: Due mondi, dice lei; messaggi inviati all’interno di canzoni … si spieghi meglio.

R.: Due mondi. Uno è costituito dai “servi della gleba”,rifiutati dalla cultura ufficiale, sconosciuti o disprezzati da gente che, per la loro appartenenza all’altro mondo, quello ricco e potente, non li comprende. Si chiudono in sé stessi e senza intristirsi per una cultura che non hanno, si creano un “loro mondo” nel quale vivono dignitosamente, isolandosi da tutto e tutti. Creano così uno stile poetico e musicale proprio diverso dagli altri che attinge i temi necessari e le immagini, molto elementari, alle questioni sociali, ai motivi di vita, alle vicende liete e tristi, da loro vissute tutti i giorni.

L’Oraweb: Cosa abbiamo di questa interessante produzione, cosa ci è stato tramandato come “documento” di tutto ciò.

R.: Non si hanno spartiti o partiture dei canti popolari perché non sono mai stati scritti essendo stati trasmessi ai posteri in maniera “orale” da generazione a generazione. In questo modo essi hanno subito continue variazioni dovute all’inventiva del cantore di turno, che li “rinnovava” in base alle esigenze della comunità alla quale apparteneva. E’ facile trovare la stessa canzone in diverse città d’Italia, alterata però nella forma metrica musicale e nel contenuto; questo é dovuto alla diversità del dialetto nel quale è stata tradotta. In tutte le canzoni popolari, di qualsiasi città o regione, vi è però un messaggio comune di dolore, nostalgia, speranza, di slanci amorosi i quali rivelano un animo sempre inquieto, che ripensa alla sofferenza comune o ai sogni vaghi sempre alla ricerca del bene comune.

L’Oraweb: Passiamo ad un altro argomento. Il suo gruppo folkloristico aveva dei costumi che come vedo dalle foto erano abbastanza importanti, e sono addirittura “protetti” avendoli Lei depositati presso il “Registro del Marchio”. Come ha fatto a realizzarli, cioè sulla base di quali informazioni .

R.: Per prima cosa ho cercato di conoscere il costume quale capo di abbigliamento del nostro popolo, quindi le usanze. Ho condotto una serie di ricerche consultando libri, trattati, e prima di giungere alla realizzazione vera e propria ho interpellato persone anziane. Alcune di queste persone conservavano addirittura il loro vestito. Una volta realizzati, i costumi del Gruppo sono stati depositati presso il “Registro del Marchio”, protetti da qualunque uso non consentito. Voglio far notare che l’antico costume del nostro popolo fu, nei secoli scorsi, il segno esteriore e meglio visibile della sua condizione sociale, costituì il tesoro dei beni mobili di dotazione della società familiare. Erano confezionati in tessuti di qualità e adorni di gale, trine accessori preziosi , erano il patrimonio che si conferiva alla giovinezza dei successori per eredità, al pari degli altri beni mobili e immobili che fossero, ma con relazione più intima di quella attinente a tutti i valori, poiché il costume investiva un rapporto personale più intimo e diretto con i corpi dei “danti” e degli “aventi” causa.

L’Oraweb: Spieghi meglio questo passaggio. Quale significato poteva avere quello che in fin dei conti era un vestito, anche se realizzato in modo pregiato.

R.: Costituiva un tesoro che non veniva celato, anzi! Nei giorni solenni della vita di relazione, l’abito veniva indossato e addirittura ostentato dal popolo proletario quale contrassegno dell’agiatezza assicurata dal lavoro. Per i sec. XVIII e XIX fu il distintivo ed una testimonianza di non poche istanze e rappresentazioni popolari, di quello che per il popolo “era bello”.

L’Oraweb: … Fermiamoci qui , anche se capisco benissimo che l’argomento “costume” tipico di un popolo può comprendere innumerevoli contenuti, quali, come suggerisce Lei stesso, “l’anima, il canto, la danza, il profumo stesso ed i limiti della vita di un popolo”. Parliamo invece di un tema ancora non trattato: la danza.

R.: Tipico in tutto il territorio nazionale era il “salterello”, che variava però da zona a zona del Paese. Nel Salento il salterello acquisì il nome e le caratteristiche della “tarantella”. Attenzione però; il nome tarantella ha acquisito significati che non corrispondono a pieno a verità. La tarantella trae origine dal “ballo della taranta”, cioè dalle contorsioni e strani movimenti di colei (o colui) , che veniva morso dalla taranta ( ragno di grosse dimensioni, diffuso un tempo nei campi ). E’ leggenda che il morso della taranta della Puglia (tarentula Apuliae) produca gravi effetti, perfino la morte; sappiamo che non è così e che numerosi studi sul fenomeno del tarantismo hanno addirittura ricondotto tale manifestazione a motivazioni addirittura psicologico-sociali.

L’Oraweb: Saltiamo il fenomeno del tarantismo, di ciò che avveniva nella famosa cappella dei Santi Pietro e Paolo in Galatina, continuiamo sull’origine della tarantella …

R.: Si potrebbe affermare che la Tarantella sia nata nel Salento, da dove poi si è diffusa tanto da assurgere al rango di “danza nazionale” nel Regno di Napoli al tempo di Francesco II di Borbone. Nel Salento la tarantella divenne pizzica.

L’Oraweb: Sarebbe interessante continuare a chiacchierare su quest’argomento e di come Francesco II ci tenesse in particolar modo a riconoscere e rafforzare la forte identità del popolo del Sud e di come sia stata mistificata la storia del nostro popolo … non ci basterebbe lo spazio del nostro giornale … Invece ci racconti come è nato il suo Gruppo Folkloristico, soprattutto in un periodo in cui le nostre origini non erano considerate poi tanto degne!

R.: Nacque nell’aprile del 1975. Io, grazie al mio carattere gioviale e intraprendente, unito al fatto che ho sempre ricoperto cariche sindacali e intrattenuto ottimi rapporti politici,ho goduto di numerose e stimate amicizie. Una di queste era il Sindaco di Alliste (paese confinante Ugento, Comune nel quale risiedevo all’epoca). Il Dott. Salvatore D’Ambrosio, a quel tempo Sindaco di Alliste appunto , organizzava nel suo comune la prima rassegna del Folklore Salentino; in quest’occasione diede a me l’incarico di formare un gruppo folkloristico da far partecipare alla rassegna. Insieme a me fu coinvolta la Professoressa di musica Maria Teresa Cocciolo. Finita la rassegna, decisi di continuare l’esperienza organizzando il Gruppo Folkloristico dandogli il nome “Canterini Salentini” e mantenendo la guida musicale sotto la direzione della Professoressa Cocciolo. Cominciò così quella che si rivelò una intensa ed emozionante avventura. Le associazioni e l’amministrazione Comunale Ugentina, ci erano di valido aiuto. Ugento capiva bene che il Gruppo poteva costituire un valido veicolo di promozione del suo territorio. Centinaia gli spettacoli realizzati, tutti senza fini di lucro. Trasferitomi in Nardò (mio paese di origine) , sostituì gradualmente i componenti con giovani neretini.

L’Oraweb: Come è stato il suo “ritorno in patria”. Lei può confermare il luogo comune “nemo propheta in patria” oppure ha vissuto una diversa esperienza.

R.: Mi pone una bella domanda … All’inizio non è stato difficile “ricostruire” le fila , integrando con validi giovani quelli che per motivi logistici non potevano più partecipare alle attività. Ma non solo giovani; tengo a precisare che del gruppo facevano parte anche lavoratori della campagna, come il compianto Mesciu Gigi Cecere, uno dei pochi suonatori di organetto diatonico. Con noi ha partecipato Mesciu Tommasino Nardò, tamburellista in numerose trasmissioni televisive condotte da Cesare Monte, anch’esso nostro forte sostenitore assieme a tutto il Trio Folk del Salento (Cesare Monte, Cesarino Zuccaro e Mimino Spano). Potrei continuare l’elenco, ma cito solo ancora Pippo Sansone, apprezzato anziano fisarmonicista, e il caro Gigi Stifani, “violinista-barbiere” che tutti conoscono. Fisarmonicista del gruppo nella fase neretina è stato quasi sempre il caro Cesarino Zuccaro, estroverso maestro della tastiera a mantice. Per tornare alla sua domanda: in effetti una volta “rientrato” nella mia città natia non è stato difficile riallacciare i rapporti “antichi”. Con il passare degli anni però, questi rapporti sono divenuti sempre più difficili fino quasi a divenire conflittuali. Sappiamo che Nardò è un paese oserei dire chiuso alle novità. Ci sono consuetudini ed equilibri mantenuti da poche persone e che nessuno ha voglia di “smuovere” o cambiare. Potrà quindi immaginare come una realtà “travolgente, fresca, “ quasi “rivoluzionaria” quale era quella di un gruppo comprendente quasi cento persone, potesse indispettire i “detentori della cultura” soprattutto popolare di Nardò. In effetti alla lunga, ho potuto riscontrare la veridicità del detto latino citato da Lei.

L’Oraweb: Senza voler polemizzare, possiamo quindi confermare che Nardò allora come adesso, sia un paese statico, accovacciato su sé stesso …

R.: Precisamente, tant’è che mentre l’Amm.ne Comunale di Ugento ci offrì sua sponte l’utilizzo del simbolo della Città, in tutte le manifestazioni a cui partecipavamo (lo stemma era apposto sui costumi tradizionali), quella di Nardò non ricordo quando lo abbia concesso.

 

 

L’Oraweb: Mi rendo conto che potremmo continuare all’infinito questa conversazione … Quali sono le manifestazioni a cui ha partecipato con il Gruppo Canterini Salentini che ricorda con più piacere o che le abbia dato maggiore soddisfazione.

R.: Guardi, il Gruppo si impose subito sulla scena dello spettacolo in Puglia e all’Estero. Sono veramente centinaia e centinaia gli spettacoli individuali, le rassegne , i Festival in cui è stato presente. Per anni ha curato le varie “Feste dell’Amicizia”, dell’ ”Avanti” e dell’”Unità” (confermando che l’interesse per la cultura popolare è trasversale politicamente). E’ intervenuto per anni al “Festival di Casa Nostra” di Gallipoli, città dove partecipava come prestigioso ospite alla “Rassegna di Musica e folklore Salentino”, organizzata dai Centri Culturali Regionali.

Le attività che ricordo con particolare piacere sono sicuramente l’ intervento in onore degli ospiti del “Prix Italia” che la RAI realizzò a Lecce e a Castro nel ’79; l’importante partecipazione al film documentario “Puglia” diretto dal regista francese Frederic Rossif e trasmesso dalla RAI l’8 marzo dell’80; la partecipazione come Gruppo ufficiale in occasione della visita ad Otranto del Santo Padre Giovanni Paolo II in occasione del V centenario della Strage dei Martiri. Ricordo ancora almeno altre due partecipazioni in collegamento con la trasmissione televisiva RAI “Domenica In”, e altre due presenze alla trasmissione radiofonica “Sabato e Domenica” condotta sulla Rete Radio2 da Massimo Oldoni . Le manifestazioni che rammento ancora con emozione sono sicuramente però quelle effettuate all’estero.

Almeno due sono quelle importanti: Svizzera: Città di Neuchatel e Città di Pesaux, decennale dell’associazione di emigranti “Famiglia Leccese”, forse anno 1981. Germania: Città di Monaco di Baviera, “Festival Mondiale del Folklore”. La Partecipazione all’estero ricordo che era per me molto ” impegnativa” per vari motivi. Il principale non era quello economico, come si può facilmente supporre, ma legale: i ragazzi infatti erano nella maggior parte minorenni e , prima di partire, dovevo “adottarli” temporaneamente; i genitori infatti compilavano un “atto di affido” … era come se diventassero temporaneamente tutti miei figli!

L’Oraweb: … Una bella responsabilità!

R.: Sicuramente una bella responsabilità, ma in quel periodo avevamo molto spirito pionieristico! In queste trasferte eravamo sempre accompagnati dall’Onorevole Fitto, il padre di Raffaele Fitto. Salvatore Fitto credeva molto nella nostra iniziativa, nella validità di una promozione del territorio attraverso la pubblicità delle sue tradizioni. Allora non esistevano nel Salento (come d’altronde nemmeno ora) gruppi come il nostro . I Canterini Salentini avevano tutte le autorizzazioni Ministeriali essendo uno dei pochi Gruppi inseriti nell’elenco del Ministero dello Spettacolo, era in possesso dell’agibilità teatrale, e i ragazzi godevano di tutte le assicurazioni contro gli infortuni. Era logico quindi che Salvatore Fitto, (che io conoscevo da prima che divenisse un politico), che come ho già detto credeva nella validità della nostra attività, “usufruisse” di noi; chiedeva sempre la presenza di almeno una rappresentanza in costume, in ogni convegno, simposio, meeting, organizzato dalla Regione Puglia.

Un momento sicuramente emozionante è stato a Bari presso la casa discografica C&M di Cavalieri. Passammo una giornata intera in sala d’incisione per la registrazione del nostro Long-Playng: 12 brani registrati dal vivo, arrangiati dalla Professoressa Maria Teresa Cocciolo; la copertina disegnata da Giovanni Potenza, che in passato aveva già realizzato lo stemma del Gruppo.

L’Oraweb:Ci racconti un aneddoto piacevole e uno spiacevole

R.: Comincio da quello spiacevole. Il Gruppo era, come le ho già detto, uno dei pochissimi a livello nazionale che godeva delle autorizzazioni ministeriali. Questo comportava l’automatico inserimento nell’elenco delle associazioni riconosciute dal Ministero dello Spettacolo. Spesso dall’Estero veniva richiesta la partecipazione a rassegne internazionali di Gruppi Musicali e quasi sempre Folkloristici, che rappresentassero l’Italia. Si verificava così che molto spesso Funzionari del Ministero o Consoli all’estero telefonassero richiedendo la nostra partecipazione. Una di queste occasioni fu particolarmente deludente perché il Console Italiano a Oporto (Portogallo) mise in atto un’azione molto forte.

Ci chiese la partecipazione come Gruppo Ufficiale dell’Italia al Festival Internazionale del Folklore e davanti al mio consueto e malinconico declinare l’invito per mancanza di fondi, (dall’ attività del Gruppo non ho mai percepito un solo centesimo; … è bene che questo venga specificato a chiare lettere!) non si arrese. Contattò egli stesso Assessore comunale e Sindaco , cercando di convincerli a “sostenere” l’iniziativa. Egli assicurava che era importante avere le risorse economiche per il volo di a/r ; “una volta atterrati” egli diceva “sarete nostri ospiti in tutto e per tutto”. Non se ne fece niente, il Comune di Nardò ci fece una brutta figura, a me restò ancora una volta l’amaro in bocca. Dico ancora una volta perché sono situazioni che si sono ripetute in più occasioni.

L’Oraweb: Ora ci racconti un aneddoto piacevole

R.: Aneddoti piacevoli ce ne sarebbero tanti … Mi piace ricordare qui i ragazzi del Gruppo. Deve sapere che spesso invece del palco, i comitati organizzativi fornivano una “cassa armonica”, quella usata dalle bande musicali per i loro concerti. Capirà benissimo che 12 coppie di ragazzi più altrettante di bambini, più i musicisti , su un palcoscenico 10 x 12 metri stanno già stretti … si figuri sopra una cassa armonica, magari di forma circolare. Ebbene, durante il ballo della pizzica, esibizione particolarmente “scatenata “,i ragazzi per ripicca verso il comitato facevano a gara nel saltare e sbattere i piedi in modo da sfondare letteralmente lo pseudo-palco … sistematicamente ci riuscivano!

L’Oraweb:In conclusione di questa oretta piacevole passata insieme, mi piacerebbe conoscere cosa pensa Corido Cioni, pioniere della riscoperta delle tradizioni popolari, del fatto che adesso la musica popolare sia diventata una moda.

R.: No! Quello che oggi è, come dice Lei, divenuta moda non è musica popolare. Quello che oggi chiamano “Taranta” (e per favore usi le virgolette), non è musica popolare. Tutto questo movimento intorno alla Taranta ripeto non è cultura salentina. La cultura salentina sono i ritmi scanditi dal sole, dalla terra , dalle stagioni, che imposero delle scelte letterarie direi quasi “obbligate” a scrittori quali Bodini, il Petrarca del Sud. Mi sa dire quale attinenza può mai avere uno strumento rumeno, o indiano, con una canzone salentina? Giustificano tutto con la “contaminazione”della musica: Salento terra di frontiera e quindi di contaminazioni, anche musicali e culturali. Tutto questo è altro! La musica popolare , la sua riscoperta e promozione è appunto:Riscoperta , innanzitutto attraverso la sua conoscenza. Promozione, nella sua forma originaria.

L’Oraweb: Un’ultima domanda non può non avere come oggetto Nardò: Cosa pensa,l’integralista e appassionato conoscitore di tradizioni popolari Corido Cioni, riguardo le iniziative culturali messe in atto nella nostra città.

R.: Credo che in parte io abbia già risposto a questa domanda. Comunque devo aggiungere con estremo rammarico che nella nostra città le occasioni di arricchimento culturale sono decisamente esigue. Noto però con piacere che la situazione sta lentamente, oserei dire anche “inesorabilmente” per qualcuno, cambiando. Riguardo al teatro ad esempio, nuove e giovani realtà stanno finalmente dimostrando ai neretini che il vero teatro non è solo quello in vernacolo ricco di situazioni boccaccesche. Un argomento che invece provoca in me forte dispiacere, è ciò che sta nuovamente avvenendo riguardo una manifestazione che, se andiamo ad analizzare veramente, non trova origini nel passato. Trattasi a mio parere, di autentiche forzature della storia, presentate alla gente come “eventi storici”. Far credere ai neretini che l’utilizzo del cavallo da parte di neo eletti al consiglio comunale per recarsi ad un convento e lì ricevere la benedizione da parte del Priore, sia da considerare un “avvenimento di grande portata storica”, è secondo me una grande sciocchezza, è abusare della credulità altrui, in questo caso di quella popolare; un atto molto grave. Ciò che viene proposto, quasi “imposto”aggiungo io, non ha radicalità nella società neretina; mancano i pilastri più importanti per la sua realizzazione, quali ad esempio il convento, la chiesa, i monaci.

La cosa più triste poi, a mio modesto parere, consiste nel fatto che rievocare un evento del genere significa far tornare nei neretini la tristezza , il dolore che hanno investito i loro animi in quei tempi. Non credo che quel popolo che è stato a lungo bistrattato, sfruttato, archibugiato proprio da coloro che alcuni personaggi odierni intendono portare alla ribalta e a cui dare lustro, venendo a conoscenza della verità nascosta nella frase con la quale si presenta l’evento ne accetterebbe la realizzazione. Un esempio ulteriore di come questa manifestazione abbia contenuti improponibili, può essere costituito dal fatto che mette in risalto la consuetudine del “Mastro Mercato”;

io rimango sbalordito come cittadino della Repubblica che i miei soldi da contribuente vengano utilizzati per esaltare una consuetudine nata contro il popolo: la giurisdizione nelle controversie, istituzione per sua natura libera e laica, era affidata ad un canonico, scelto dagli stessi canonici della cattedrale. Potrei continuare, ma questa non è la sede opportuna; posso solo aggiungere che ad esempio a Lecce, una manifestazione molto impegnativa ed importante quale “Il Palio di Lecce”, è stata abolita per mancanza di radicamento storico.

 

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