Gli incendi che nelle ultime settimane hanno colpito diverse aree della Puglia, in particolare terreni incolti, sterpaglie, macchia mediterranea, aree agricole e zone di pregio naturalistico, confermano ancora una volta la necessità di affrontare il fenomeno non solo come emergenza estiva, ma come questione strutturale di prevenzione, cura del territorio, informazione ai cittadini e responsabilità condivisa.
Già tra fine maggio e i primi giorni di giugno, prima ancora dell’avvio del periodo regionale di massima pericolosità per gli incendi boschivi, si sono registrati roghi significativi in diverse province pugliesi. Particolarmente grave è apparso il quadro nel Salento, con incendi che hanno interessato aree di macchia mediterranea, zone costiere, terreni agricoli e aree prossime a riserve e habitat naturali. Tra gli episodi più rilevanti figurano i roghi tra Tricase e Andrano, nell’area del Bosco d’Arneo e della Riserva Palude del Conte e Duna Costiera di Porto Cesareo, oltre a incendi di sterpaglie e terreni incolti nella BAT e in altre aree della regione.
Le prime stime disponibili parlano già di decine e decine di ettari percorsi dal fuoco: circa 80 ettari nell’area tra Tricase e Andrano, circa 50 ettari nell’area del Bosco d’Arneo e almeno 5 ettari di terreni incolti nel territorio di Andria. Solo considerando questi episodi già documentati, nel 2026 risultano quindi almeno 135 ettari bruciati, pari a circa 1,35 chilometri quadrati: una superficie equivalente a quasi 190 campi da calcio regolamentari. Si tratta di numeri parziali, che non esauriscono il quadro complessivo, ma che indicano con chiarezza una tendenza preoccupante: la stagione degli incendi si sta anticipando, gli eventi sono sempre più rapidi e complessi da gestire, e il rischio riguarda non solo le aree boscate ma anche le zone agricole, periurbane e costiere.
Negli ultimi anni la Puglia ha già pagato un prezzo pesante. I dati della Protezione Civile regionale indicano che nel 2025 gli interventi gestiti dalla Sala Operativa Unificata Permanente sono aumentati rispetto al 2024. A livello nazionale, le elaborazioni ISPRA/EFFIS confermano che la Puglia è stata tra le regioni maggiormente colpite dagli incendi nel 2025, con superfici percorse dal fuoco che hanno coinvolto anche ecosistemi forestali e aree naturali. È un segnale che non può essere derubricato a emergenza occasionale.
Gli incendi non sono mai soltanto un problema ambientale. Sono una minaccia per la sicurezza delle persone, per le abitazioni, per le attività agricole e turistiche, per il paesaggio, per la biodiversità e per il patrimonio naturale su cui si fonda una parte importante dell’identità e dell’economia pugliese. Ogni ettaro bruciato significa perdita di suolo fertile, distruzione di habitat, aumento del rischio idrogeologico, emissioni in atmosfera, danni alla fauna selvatica e costi pubblici sempre più elevati per interventi di spegnimento, bonifica e ripristino.
Per questo Legambiente Puglia ritiene indispensabile un cambio di passo: accanto alla lotta attiva agli incendi, fondamentale e spesso svolta in condizioni difficili da Vigili del Fuoco, Protezione Civile, volontari, ARIF, Carabinieri Forestali, amministrazioni locali e operatori sul campo, serve una vera strategia regionale di prevenzione.
Chiediamo alla Regione Puglia di convocare con urgenza un tavolo tecnico regionale sugli incendi boschivi, agricoli e di interfaccia, coinvolgendo Protezione Civile regionale, Carabinieri Forestali, Vigili del Fuoco, ARIF, Comuni, Province, Enti Parco, Consorzi di bonifica, associazioni ambientaliste, organizzazioni agricole, volontariato di Protezione Civile e rappresentanze delle comunità locali.
Il tavolo dovrebbe avere obiettivi concreti e tempi certi:
1. costruire una campagna informativa regionale capillare, semplice e riconoscibile, rivolta a cittadini, agricoltori, proprietari di terreni, turisti, operatori economici e amministrazioni locali;
2. rafforzare la comunicazione sui divieti, sugli obblighi di pulizia e manutenzione dei terreni, sulle sanzioni previste e sui comportamenti corretti da adottare in caso di avvistamento di un incendio;
3. promuovere piani comunali di prevenzione, con particolare attenzione alle aree di interfaccia urbano-rurale, alle strade poderali, ai bordi stradali, ai terreni abbandonati, alle aree a rischio rifiuti e agli accessi alle aree naturali;
4. favorire il censimento preventivo delle aree più vulnerabili, incrociando dati storici sugli incendi, condizioni meteo-climatiche, presenza di vegetazione secca, abbandono dei terreni, carenza di manutenzione e prossimità ad abitazioni o infrastrutture;
5. attivare accordi territoriali tra Comuni, associazioni agricole, volontariato, enti gestori delle aree protette e forze preposte al controllo, per intervenire prima dell’emergenza;
6. investire in educazione ambientale e responsabilizzazione delle comunità, portando il tema degli incendi nelle scuole, nelle campagne, nei lidi, nei centri visita, nei parchi e nei luoghi più frequentati durante l’estate;
7. rendere pubblici, accessibili e aggiornati i dati sugli incendi, sulle superfici percorse dal fuoco e sulle aree a maggiore rischio, così da consentire monitoraggio civico, programmazione e trasparenza.
La prevenzione non può essere affidata solo alle ordinanze comunali o alla buona volontà dei singoli. Serve una regia regionale, capace di coordinare i diversi livelli istituzionali e di parlare con chiarezza ai cittadini. Occorre spiegare che bruciare residui vegetali nei periodi vietati, abbandonare rifiuti, lasciare sterpaglie a ridosso di strade e abitazioni, non curare i terreni o sottovalutare il vento e la siccità può trasformarsi in pochi minuti in un’emergenza ambientale e di protezione civile.
La crisi climatica rende il territorio più fragile: temperature più alte, periodi siccitosi, venti intensi e suoli impoveriti aumentano la probabilità che un piccolo innesco diventi un grande incendio. Ma proprio per questo la prevenzione deve diventare una politica pubblica permanente, non un messaggio diffuso solo quando le fiamme sono già divampate.
La Puglia ha bisogno di una campagna forte, unitaria e continuativa: “Zero incendi, più cura del territorio”. Una campagna che unisca informazione, controlli, manutenzione, educazione, partecipazione civica e responsabilità amministrativa.
Chiediamo quindi alla Regione Puglia di convocare al più presto un tavolo tecnico e di avviare, insieme agli enti competenti e alle associazioni, una seria campagna informativa e preventiva contro gli incendi. Non possiamo limitarci a contare gli ettari bruciati a fine estate.
Legambiente Puglia
Regione Puglia
Comune di Leverano
Circolo Legambiente-Leverano
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Ultimo aggiornamento: 02/01/2025
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