“Virtù di una politica urlata da salto della quaglia”

Si consolida e diventa sportiva la pratica “natalizia” dei recordman del “salto della quaglia” o “voltagabbana” che dir si voglia. Una specialità che il Coach nostrano, ve né più dì qualcuno in verità, ha sviluppato con efficacia e tecnica innovativa, tant’è che ne ha brevettato le modalità come esclusiva dando il nome di tecnica Mac-Agnano (si può pronunciare sia in americano che in Barese). Come in altri tipi di “salto” si compone di più fasi: rincorsa, stacco, volo e atterraggio. La corsa preferibilmente deve essere elastica seguita da una progressiva accelerazione che agevoli lo stacco ed il successivo atterraggio! L’italico vizio del trasformismo politico trova ragione d’essere anche e soprattutto nel ciclo sociale-politico neritino , chi ieri impegnato nella diffusione della cultura rivoluzionaria (voltagabbana di se stesso) metteva alla berlina tale malcostume, oggi ma non da oggi, apre alla pratica diffusa del “salto” riprendendo l’antico concetto greco-romano della sana educazione legata alla attività fisica e, che per convenienza, tace.

La politica come esercizio per il bene comune è pratica oramai desueta per molti, altamente rischiosa da perseguire giacché i bisognosi sono la stragrande maggioranza dei domiciliati aventi diritto al voto di questo paese. Senza sorpresa alcuna, prendiamo atto della totale sordità del mondo politico e partitico in generale, una politica senza anima che si pone in netta contrapposizione di fronte all’invito a cambiare rotta che arriva urlato dal basso, urla usate come strumento rivoluzionario prima tradito poi da una politica impreparata, senz’anima , sorda alle reali richieste di aiuto del cittadino. Una politica chiusa nel suo egoismo, nel suo interesse personale, sempre in crisi identitaria, priva di qualsiasi contenuto futuristico programmatico.

Questa politica si è smarrita concettualmente come nei valori ammesso che ne abbia mai avuto, predilige senza vergogna alcuna porre in essere una solidarietà urlata in luogo di quella vissuta, manifestata nel silenzio , come si deve, senza un amplificato rumore che per la maggior parte delle volte nasconde una totale o quasi inefficienza perché non si ha nulla da dire ad un paese narcotizzato dalla necessità di sopravvivere che si è illuso dalle tante promesse seguite dalla consapevolezza dell’inganno perpetrato mentre i problemi rimangono insoluti.

Uno spaccato che non ci fa assolutamente meravigliare delle continue beghe al limite della ingenuità fanciullesca, degli accordi sottobanco, delle infantili strategie per alzare la posta, del do ut des per un appoggio, i lunghi silenzi che preludono nuovi assetti politici, altri salti della quaglia. Insomma gira e rigira ci si ritrova nella stessa insopportabile aria marcia, quella fatta di nuove promesse, nuove poltrone da occupare, nuovi incarichi da ricevere.

 

E’ questa la rivoluzionaria politica che deve governare la città?

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