L’OZIO CREATIVO… padre della creatività

Il lavoro è stato quasi sempre considerato un’attività fisica stancante dolorosa; non ho mai sentito qualcuno che dicesse: “ Che bello, finalmente posso cominciare a lavorare.”

Un lavoratore creativo, invece, può fremere dal desiderio di iniziare. Secondo un noto sociologo, professore ordinario di Sociologia del lavoro all’Università di Roma, il prof. Domenico De Masi, è dell’idea che dovremmo insegnare ai giovani la gioia dell’ozio fecondo, anziché avvilirli in una gestione aziendale arcaica e oppressiva. La sua idea è raccolta in un libro dal titolo: “Ozio Creativo”. Ed. Rizzoli 2000 (1)

La sua considerazione nasce dal concetto che il dolce far niente può essere utilizzato per permettere alla mente di elaborare in un contesto che non sia l’ufficio o la fabbrica, intuizioni che l’ambiente di lavoro lo stress potrebbero solo offuscare.

Si applicano ancora al lavoro intellettuale regole che furono pensate per il lavoro materiale. Gli orari di lavoro di manager e impiegati, sono ancora oggi pensati come quelli degli operai alla catena di montaggio. Ci sono cervelli che producono più idee all’alba, altri alla sera, alcuni a getto continuo, altri in modo intermittente, alcuni producono a valanga per un certo periodo o per sempre. Soltanto i mediocri danno il meglio di sé tutto il tempo.

Ad esempio; Rimbaud, ha scritto le sue ultime poesie a 21 anni, poi è vissuto fino a 37 anni senza scriverne più; prima dei 40 anni. Rossini ha composto venti opere, fino alla morte avvenuta a 72 anni, ha composto solo lo Stabat Mater, una messa e qualche musica da camera; Tiziano, al contrario, ha dipinto la Battaglia di Lepanto in età avanzatissima; Michelangelo ha ideato la cupola di San Pietro dopo i 70 anni e ha scolpito la Pietà Rondanini a quasi 90 anni; Tomasi di Lampedusa ha scritto il Gattopardo, suo unico romanzo, alla fine della sua vita.

Quindi la creatività non segue percorsi angusti della sola razionalità in un tempo determinato; ma è il nutrimento dell’ideazione in un tempo indeterminato. Il creativo attende che gli venga l’idea, l’estro, la voglia. Gira intorno al problema fin quando non gli scatta la soluzione. Questo girare apparentemente a vuoto è almeno ciò che il professore De Masi chiama “ozio creativo”.

“L’ozio creativo non consiste nell’inerzia del corpo, o nell’agire del corpo in modo non obbligato; esso è il lavorio della mente, che avviene anche quando restiamo fermi fisicamente o quando di notte dormiamo. Oziare non significa non pensare, significa non pensare secondo regole obbligatorie.”

Il rapporto tra Raffaello e il duca di Urbino sotto questo profilo è emblematico. Raffaello non consegnava mai in tempo un quadro pur essendo pagato prima e persino minacciato di morte. Se noi commissioniamo un mobile ad un falegname ci aspettiamo che ritardi la consegna; di contro da una fabbrica, non sopportiamo neppure un giorno di ritardo.

“L’ozio è necessario alla produzione di idee che a loro volta, sono necessarie allo sviluppo della società. Come si è dedicato tanto tempo e tanta attenzione nell’educare i giovani nel lavoro, a parità di tempo occorre educarli all’ozio.

La nostra identità dipende sempre più da quello che impariamo, dalla nostra formazione, dalla nostra capacità di produrre idee, del nostro modo di vivere il tempo libero, dal nostro stile e dal nostro senso estetico e della nostra libertà. Pertanto … se non abbiamo voglia di studiare…non preoccupiamoci ; non siamo dei mediocri…prima o poi l’estro arriverà!.-“

( 1_) adattato da : “Lavoro bruto o creatività?” Selezione Reader’s digest Marzo 2001

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