Due pesi e due misure …”O mare mio”, condotta dal noto Chef Antonino Cannavacciuolo a Porto Cesareo

Nei giorni scorsi ho saputo con piacere che sul canale Nove del digitale terrestre sarebbe andata in onda una puntata di ‘O mare mio, condotta dal noto Chef Antonino Cannavacciuolo a Porto Cesareo. Con curiosità e interesse mi sono seduto sul divano con la mia famiglia e abbiamo cominciato a vedere le scenette e i teatrini impersonati da vari personaggi del Posto, sotto la guida divertita e a volte imbarazzata dello Chef.
Gags assolutamente studiate a tavolino, ma non fa nulla, degustazione di olio d’oliva con tecniche da sommelier insegnate ai pazienti convenuti, bellezze locali con ambizioni culinarie: tutto molto italiano, leggero e fluente.
Mi rincresce però e molto, notare come nessuno abbia avuto il coraggio di far presente che l ‘iracondo e polemico pescivendolo “Falli” vendesse una bella cernia, sul banco della pescheria, evidentemente sotto taglia. Oltre questo squallido mercante ho notato come il pescatore che accompagnava lo Chef, più volte abbia menzionato, come ingrediente irrinunciabile della zuppa ( perchè era zuppa e non quataru, in quanto non composto dal pescato casuale ) la Cicala di mare, specie vietatissima da pescare in quanto quasi estinta.

Quello che mi disgusta è che i pescatori professionisti, di Porto Cesareo in questo caso sono autorizzati a fare i porci propri comodi, andando anche in televisione e facendola pure franca in barba a tutto. Quindi a quel paese Leggi, cittadini onesti, regole, ambiente, in una parola efficace affanculo la civiltà. Mi dispiace oltremodo ritornare ancora sui compiti fatti male da parte dell’ Ente parco marino, perchè se a pescare una cernia sotto taglia e, il signor “Falli” sono sicuro che lo sapesse che stava commettendo una marachella, fosse stato un dilettante, di superficie o apnea, se controllato dagli Organismi preposti sarebbe stato multato.
Come si fa a vendere pesce protetto nella cittadina sede dell’ Area marina protetta? Facile, basta andare a Porto Cesareo! Ricordo anche che nel curioso scambio di info culinarie tra il signor ” Falli ” ( interessante e inequivocabile accostamento tra la forma del cranio, lucida e rosea, il nomignolo del pescivendolo e le teorie di Cesare Lombroso, che ne avrebbe da studiare! ), costui citava la presenza della Cicala di mare nel preparato come tocco di classe, anzi da chef.

E’ normale pensare che nessuno abbia mai sanzionato questi predoni del mare, se riescono a vendere pesce di prestigio sotto taglia come fosse mortadella. A proposito di pesca incontrollata, tengo molto a precisare che la causa prima di prelievo e la più invasiva e traumatica per il mare è quella industriale, poi quella professionale e, in fine quella di superficie e d’ apnea in ultima, come si evince dal sito della FAO, che non credo sia di parte o con personale sprovveduto. Quindi ogni motivazione addotta al divieto di pesca in apnea nelle zone B e C del Parco è priva di fondamento, visto che si permette la pesca di superficie, a pagamento però, se no è illegale! Capito?
Abbiamo quindi visto in televisione questo turpe individuo, intento a vendere prodotti vietati e nessuno fa nulla per evitare questo: Guardia di Finanza? Ciao! Capitaneria? Ciao! Guardaparco? Ciao!
Mi ritorna in mente un precedente articolo nel quale mi chiedevo a quale titolo sono stati assunti e di quali credenziali dispongano, i dipendenti dell’ Ente Parco. Bravissimi a strombazzare giustamente sul proprio sito le operazioni di salvaguardia dei ricci di mare, mai nessuna menzione però su azioni di controllo del pescato dei professionisti, sullo stesso sito; mai notizie su controlli del pescato ( forse non rientra nelle loro competenze, ma qualche segnalazione potrebbero anche farla )lontani dalla costa ma entro i confini del Parco, però capisco anche la vicinanza scomoda del mercato ittico, è chiaro e me ne dispiace, da cittadino, da pescatore e appassionato del mare.

Certo nessuno sa dove la cerniotta sia stata pescata, fa male però vedere e sentire certe nefandezze in televisione. E’ quindi logico e avvilente pensare che, se due su due professionisti della pesca, che lavorano nella stessa Città, che campano di frutti del mare non abbiamo remore a vendere e citare pesce protetto, tutti gli altri siano assolutamente uniformati agli schemi fasulli e delittuosi che un sistema marcio impone. Forse sono più importanti i ricci di mare, ma io non sono un tecnico, non arrivo di certo a capire certe scelte.
Ancora una volta, con amarezza credo di aver dimostrato che il Parco serve ad attirare il turismo ingenuo e fondi pubblici; dimenticavo, a proposito di parco e zona “A”: qualcuno ha mai analizzato l’acqua della sorgente del Frascone? Con tutta l’ antropizzazione selvaggia in zona, con fosse settiche a perdere nel sottosuolo, qualche batterio non credete di trovarlo? Beh, spero di trovarlo io prossimamente e a mie spese.

Matteo DePace

 

I commenti sono chiusi.