La FERRAMENTA A NARDO’…( Storie di siminselle & di puntine)

Oggi è d’uso comune entrare in una ferramenta per acquistare dalla semplice puntina a tutto l’occorrente per tagliare, incollare, stuccare, levigare, verniciare, serrare, smontare e rimontare ecc. insomma tutto ciò che occorre per lavori manuali sia domestici sia professionali.

Probabilmente vi siete chiesti come sono nati questi esercizi commerciali, come sono cresciuti e chi sono stati i primi neritini a credere nel commercio?

Diciamo subito che la ferramenta come la intendiamo noi oggi, è ben lontana da quella di un cinquantennio fa e precisamente prima degli anni sessanta.

In principio erano monolocali spogli con una fievole lampadina con il materiale contenuti in casse di legno o di cartone polverose e posti un pò alla rinfusa. I rivenditori, definiti “li puticari”, dietro “lu bancone” vendevano il materiale agli artigiani e ai coltivatori nei diversi periodi della coltivazione della terra.

Dalle puntine a “capo cazzata” ai “pierni per lu tiraliettu” per stendere le inserte del tabacco; per la “pota” della vigna “lu filu gnoru”, tipico della carpenteria, per serrare “li sarmente” della vite.

Per “lu llattatore”, l’odierno decoratore, si vendeva “lu biancone” per la calce viva, siccome non era un lavoro d’abbellimento ma di disinfestazione, con il fissante, l’allume di rocca, ancora lontana la colla industriale.

“ Lu colore” in polvere era poi usato dal falegname per colorare gli stucchi con l’olio di lino e l’olio di gomito per rifinire il lavoro d’ascia e di pialla. La prima “puteca” fu aperta dal sign. Pantaleone Fracella in piazza “Tre Palme”, sede dell’attuale bar.

La successiva fu aperta da Michele Russo, in via Vittorio Emanuele III, dove ora c’è l’attuale profumeria “Eclisse”; poi aprì in piazza Immacolatella.

“mesciu Uccio Ingusci” e,infine,. De Simone dietro il Teatro Comunale. Erano tempi a cavallo del dopoguerra fine anni quaranta e primi anni cinquanta: l’indirizzo di queste quasi attività commerciali era d’esclusivo uso per gli artigiani di professione.

L’evoluzione di queste “puteche” si ebbe con il “ boom-economico” degli anni Sessanta. Fu in questo periodo che si rafforzò l’idea della proprietà soprattutto nell’investimento nel mattone sia in città sia al mare o in campagna quindi, aumentò la domanda di materiali e di mezzi.

Non da meno, (come lo furono le rivendite di laterizi e di materiale per la costruzione di case), la ferramenta fu particolarmente presente in quest’indotto, trovando il suo periodo di splendore e di grandezza. Pochi “putecari” riuscirono ad intuire il potenziale guadagno, che sarebbe riuscito ad ottenere investendo di propria “poscia” sull’ammodernamento un neritino che fu, forse, precursore dei tempi fu Michele Russo, chiamato semplicemente Michelino.

La sua storia è singolare anche perché se oggi esiste la ferramenta moderna a Nardò, si deve in gran parte a lui. Tornato dal campo di prigionia di Norimberga, investì i suoi risparmi nell’apertura nel 1946 della “puteca” in Via Vittorio Emanuele III. Successivamente, verso il 1950 si trasferì in Via De Michele n. 8. Solo intorno al 1970 aprì la sua attività ,come la intendeva, esattamente a venti metri dalla precedente, vicino alla rivendita di Sali & Tabacchi di Burrasca.

La sua originalità, che facilmente oggi fa un po’ sorridere, fu un capillare interessamento del prodotto da offrire, senza tralasciare viaggi, ( di allora!) alle fiere campionarie a Milano e alle fabbriche di serramenti a Brescia per conoscere e capire la mentalità nuova che si stava adottando con le nuove esigenze e riportarle nella nostra cittadina, diventando un punto di riferimento per la “concorrenza” locale e dei paesi limitrofi.

Si racconta che oltre a rifornirsi da uno dei grossisti a Lecce “Cioffi”, ancora esistente in via Leuca, non si riguardava quando il materiale era introvabile, recandosi personalmente con la prima “tradotta” all’alba, da Lecce a Bari, presso “De Santis” per rifornirsi in tempo per rivendere il tutto in giornata.

Fu uno dei primi a fornire Nardò elettro utensile (trapani, flessibili ecc.) e di serrature: dalle maniglie alle chiavi alle cerniere. Non da meno lo furono le concorrenti, da “mesciu Ingusci” ad Albano, che in Via Duca degli Abruzzi riprese l’idea di “Michelino”, con un indirizzo prettamente per la falegnameria.

La città si espandeva verso la periferia e con essa le esigenze dettate anche dall’automobile richiedevano una sistemazione logistica delle attività anche commerciali più strategica fuori le mura del centro storico.

L’intuizione fu prodiga per “mesciu Ingusci” che nel frattempo aveva passato l’attività al figlio Salvatore e per Albano, spostandosi il primo in piazza san Giuseppe e il secondo in Via Bruno Giordano.

Questo segnò, forse, il declino di “Michelino” e di chi, peccando un po’ di presunzione, pensava che il rapporto venditore- avventore doveva rimanere così com’era stato inteso alle soglie del benessere economico. Gli eredi di “Michelino” i figli Tommaso & Francesco capirono la necessità di cambiamento in atto e abbandonarono il vecchio sito, spostandosi sempre più in periferia, in Via A. Volta e poi nell’attuale sede di via Medaglie d’Oro.

Forse perché preso nelle nostalgie, o forse perché vero mi sembra di poter dire che una vera ferramenta intesa come completamento sia di materiali professionali che per il bricolage a Nardò non esiste. Forse, allora, dovremmo aspettare un altro “Michelino”.

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