La storia seppelita…

Peccato!!
Stanno seppellendo la Storia della nostra Città! E nessuno fa niente!
E come? Semplice!

In tutto il Centro storico c’è un frenetico(?) lavorìo per la sostituzione dei basoli.

Vengono rimossi (e rimessi?)quelli vetusti, quelli storici, quelli su cui sono state scritte pagine di Storia, di Lotte, di Sangue, di Cultura, di tradizioni e rimpiazzati con i nuovi.

Vengono rimossi, non sempre sicuramente come si dovrebbe, ma con “sbrigativi” mezzi meccanici.

Vvengono sistemate sul “letto” della strada le necessarie “opere pubbliche”e il tutto, senza finezza e riguardo alcuno, viene ricoperto con uno strato di cemento con sopra il nuovo basolato ”cementato”.

Quello strato di cemento che è alla base del lastricato “copre” anche la Storia, fa tomba sicura di tante aspirazioni, sentimenti, salvaguardie, onori e amori.

Mentre prima, essendoci terra battuta, scavando si poteva trovare qualche traccia e reperto significativo della Nardò “sparita”con possibilità di riportarli (magari!) alla luce o alla vista e ri9flessione dei cittadini, ora non sarà possibile nemmeno questo!.

Siamo morti e sepolti!Una storia e tante generazioni inviate nell’Ade eterno!

Un vero grazie di cuore da noi e dalle generazioni future!

Noi Cittadini non e s i s t i a m o! Siamo solo VOTI e vuoti a perdere!

Partiti, associazioni, intellettuali, uomini di cultura dove siete?

Le nostre preoccupazioni, i nostri punti di vista, le nostre proposte non vi interessano! Nel suo “de Situ Japigiae” Antonio de Ferrarsi, detto il Galateo, dice di Nardò:

“Nardò ebbe una volta un ginnasio di grande disciplina chiaro così che quando i messalo-greci encomiar voleano le lettere greche le appellavano neretine. Queste lettere infatti sono molto belle e forbite, ed a leggersi più acconcie di quelle orientali, di cui si servono i moderni stampatori. Quando la fortuna dei greci decadde e, dopo che da quelli la provincia passò ai Latini, gli studi i più famosi di questo regno inventansi a Nardò. Questa Città con armi e con lettere illustrata venne della famiglia dei Sanseverini. In tempo di mio padre da tutte le province di questo Reame concorrevasi in lei con coltivar l’impegno. Se vi è disciplina in tutta Italia trae l’origine da Nardò. Qui si erudiscono quei due luminari del secol nostro Roberto da Lecce e Francesco da Nardò: il primo lo più eccellente di tutti i declamatori ecclesiastici che vi furono e che saranno per esservi, il secondo padre dell’Accademia Padovana. Qui ancor io attinsi i primi fondamenti dell’amena letteratura. Nacqui in Galatone, e Nardò educommi, e nelle lettere m’istituì. Qui signoreggia il nostro Belisario Acquaviva fratello del grande Acquaviva. Io per certo non sarò ingrato se, incominciando la mia descrizione da Taranto, verrò a compierla a Nardò: la posizione dei luoghi lo esige; e poi i direttori dei conviti sempre sul fine qualcosa riserbano che maggiormente al gusto difetti per la qual cosa:

Fu del lungo cammin Nerito la fine

E della lunga carta il fia pur anche”

Ed ora, se fosse vissuto in questo periodo, cosa avrebbe scritto, di quali Armi, Cultura avrebbe parlato?

Non certo della cultura col la “C” maiuscola ma della cultura del profitto, della cultura della confusione, della cultura dell’incultura, della cultura dell’improvvisazione, della cultura del disinteresse per la comunità, ecc… .

Tutta questa situazione è figlia della distorta politica che vive, vegeta e prolifica nella nostra città.

I commenti sono chiusi.