Nardò 2^ Edizione Corti Aperte: Benvenuti Turisti! -video

Nardò,11 giugno_Corti aperte apre percorsi sostenibili nella visione di una Nardò sempre più a vocazione turistica. Si è chiuso il sipario sulla seconda edizione di “corti aperte” nel suggestivo centro storico neretino e il risultato va oltre le più rosee aspettative degli organizzatori.

L’ accattivante edizione 2019 è risultata veramente partecipata e ha visto turisti locali e fuori porta avvicendarsi per lungo e per largo a percorrere a piedi il salotto buono della città.

Un evento che mette in evidenza a tutti, estremi compresi, la centralità delle bellezze monumentali nonché delle architetture domestiche di privati lungimiranti ed aperti ad una collaborazione premiante il senso di comunità e l’orgoglio per la propria terra. Un grande architetto contemporaneo Mario Botta sostiene che. <<lo spazio è territorio di memoria, poiché il luogo non è mai una condizione neutra, possiede una memoria e una identità: in esso si reifica la dimensione culturale e sociale dell’umanità>>.

Ecco che, domenica, il nostro centro storico ha rappresentato un palcoscenico naturale, che ha saputo intrecciare la bellezza del barocco dei nostri monumenti con lo stile liberty ricercato e raffinato recuperato alla bellezza da una mano sapiente e ancor più dal cuore grande di investitori di bellezza, che per ovvie ragioni non possiamo solo definire proprietari immobiliari.

 

La contaminazione tra pubblico e privato ha creato un nesso indissolubile, tra l’uno e l’altro, Carla Danani professoressa di filosofia dell’abitare Università di Macerata, a tal proposito “ abitare è alimentare il rinnovarsi di nessi a condizioni di vita che sono insieme singolari e collettive, che custodiscono il già accaduto e le possibilità di futuro, mentre esigono attenzione al presente del <<dove>>. Abitare è un gioco spazio-temporale che è fatto di materia e di significati, che è agire e patire e che consiste della rilevanza dei luoghi che gli esseri umani abitano>>.

 Al netto delle sterili polemiche sul neo regolamento della zona ZTL del centro storico, la manifestazione ha sottolineato ancora una volta che bandire l’accesso dell’automobile risulta una carta vincente. Questa constatazione risulterebbe  ancor più evidente se, a monte di un pragmatismo ritenuto, a volte, guascone, ci fosse stato un ragionato e strategico piano di riordino della viabilità nel perimetro delle mura della città “vecchia”.

L’apprezzamento per la possibilità di fruizione di un centro storico interdetto al traffico è stata unanime tra gli avventori dei cortili aperti delle dimore storiche. I silenzi, le luci e le ombre che le architetture esclusive delle nostre piazze sanno creare hanno rappresentato per i fortunati “pedoni” l’occasione irripetibile di soffermarsi sulla bellezza e coglierne ogni aspetto e dettaglio, senza le interferenze persecutorie dei veicoli a motore.

Le polemiche stucchevoli di questi giorni sono destinate a spegnersi in ragione della povertà delle fondamenta su cui poggiano; risentono dell’avversione fine a se stessa incapaci di cogliere il significato vero di una crisi del commercio, certamente non riconducibile alla inibizione al traffico veicolare, che al contrario si rivelerà se non immediatamente nel medio periodo, una possibilità di riscatto.

Con questo non vogliamo dire, che siamo alla soluzione ottimale, aggiustamenti saranno necessari e come abbiamo già anticipato, la carenza di una visione complessiva della mobilità sta nuocendo non poco alla scelta coraggiosa intrapresa, che, tuttavia, resta particolarmente apprezzabile.

L’economista John Maynard Keynes, usava ammonire: <<la cosa più difficile non è avere nuove idee ma sfuggire a quelle vecchie>> ed ancora David Allen: << L’arte del progresso consiste nel preservare l’ordine di fronte al cambiamento e nel preservare il cambiamento di fronte all’ordine>>.

La bellezza del nostro centro storico merita il coraggio della follia, cosi come la follia necessita del coraggio di giovani amministratori che, una volta tanto, sull’altare della bellezza abbandonano il facile consenso puntando al bene comune.

 

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