Seconda operazione della task force “anti caporalato” dei Carabinieri a Nardò in poche settimane.

Lecce,27 luglio_ Si è conclusa nella giornata di ieri, 26 luglio 2019, una delicata ed articolata attività investigativa finalizzata alla prevenzione e contrasto dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di cui all’art. 603 – bis cp.

Già dalla metà di giugno, a tal fine, il comando provinciale dei Carabinieri di Lecce aveva opportunamente predisposto una task force, con ausilio di personale altamente specializzato del N.I.L. (nucleo ispettorato carabinieri) di Lecce, operante in tutta il territorio salentino, con una particolare attenzione al territorio neretino, interessato dal fenomeno, specialmente per quel che concerne la raccolta di angurie.

Caporalato: che si incentra sulla figura di colui che utilizzi, assuma o impieghi manodopera sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento, ovvero approfittando del loro stato di bisogno, oppure sul “caporale”, colui che recluti manodopera allo scopo di destinarla a lavoro presso terzi alle medesime condizioni sopra indicate.

Ebbene proprio questo rapporto trilaterale tra operaio (prestatore d’opera) – caporale (colui che assolda, assicura e preleva la manodopera) e datore di lavoro (proprietario del fondo o dell’impresa agricola) è la chiave di lettura della fattispecie delittuosa dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per la quale, in data odierna, è stato arrestato in flagranza di reato

  • Corvo Marcello, classe ’60, neretino, incensurato, amministratore unico adibita per l’appunto all’impianto, cura e raccolta orticola;

Veniva pertanto tratto in arrestato il datore di lavoro, non il caporale; quest’ultimo, individuato ed identificato, deferito a piede libero.  Egli, come dimostrato dalle accurate indagini, utilizzava, assumeva ed impiegava nr. 9 braccianti agricoli di (7 di nazionalità tunisina, 2 algerina), con regolare permesso di soggiorno, approfittando del loro stato bisogno (tutti monoreddito con famiglie a carico) e sottoponendoli a condizioni di sfruttamento. Nella fattispecie i militari operanti, mediante reiterati servizi osservazione, controllo e pedinamento in abiti e vetture simulati (con videoriprese e fotografie), prove documentali e dichiarazioni dei braccianti, accertavano che i medesimi avevano prestato ininterrottamente attività lavorativa per la raccolta angurie su taluni fondi agricoli di Nardò dalla fine di giugno sino al 26.07.2019 (anche per più di 30 gg di seguito, domeniche comprese), per 10 ore giornaliere, con una retribuzione per tariffa a cottimo (euro 1 per quintale angurie), dunque in violazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali, non rispettando peraltro l’ordinanza sindacale comunale neretina, in virtù della quale è proibito lavorare sui campi agricoli dalle ore 12:30 alle ore 16:30, dal 21.06.2019 al 31.08.2019;

gli operanti accertavano altresì il mancato rispetto delle norme i materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro: i braccianti prestavano la propria attività lavorativa senza aver ricevuto alcun dispositivo di protezione individuale (guanti, scarpe, pantaloni anti strappo etc.), anzi erano costretti dalle circostanze a procurarseli autonomamente; con la totale mancanza di bagni chimici nei luoghi di lavoro, corsi di formazione ed informazione.

Ancora i lavoratori dimoravano presso talune abitazioni di Nardò, in una situazione alloggiativa degradante e fatiscente. All’esito di una perquisizione veicolare, infine, i carabinieri rinvenivano e sequestravano documentazione cartacea attestante le varie giornate lavorative e la metodologia di pagamento, ovvero a cottimo, unitamente ad un palanning adibito a libro paga dei braccianti.

L’arrestato, dopo le formalità di rito, veniva tradotto presso la propria abitazione, in regime di arresti domiciliari a disposizione del sostituto procuratore di turno presso la procura della repubblica di Lecce, nella persona del sost. Proc. – dott. Carducci Massimiliano.

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