Lo Sport

 

9 luglio 2006. Raramente ci siamo sentiti così uniti. Da quel giorno è più bello essere italiani. Piazze di tutta Italia gremite e festanti, che inneggiavano a una Nazionale su cui la stampa, e non solo, aveva riposto poca fiducia. Il grande scandalo era appena iniziato: classe arbitrale infangata, dirigenti pronti a inseguire il proprio traguardo con ogni mezzo, cellulari con schede telefoniche slovene roventi, ristoratori professionisti con amicizie arbitrali importanti.

Campioni del mondo. Una vittoria limpida, voluta, in attesa di ripulire (è successo davvero?) questo sport ormai saturato da denaro, debiti, predisposizione a “fregare” il prossimo, cose che di sportivo hanno davvero poco. Solo un dettaglio: non vi ho ancora detto che parlavo di calcio… eppure avete capito, annuito, ricordato, magari sorriso, leggendo queste poche righe.

Domanda. Quaranta giorni dopo, dall’altra parte del mondo, in Giappone, un’altra nazionale italiana giocava un altro mondiale. Di che sport stiamo parlando? Basket… Troppo facile? Forse… Quale risultato hanno raggiunto gli azzurri? Chi ci ha eliminati? Se la vostra risposta è stata e non siete andati a cercarvela da qualche parte, ci sono due possibilità: o siete dei veri appassionati di basket, o siete amanti dello sport, che non si fermano al pallone che rotola su un prato, che non leggono solo le prime dieci pagine del quotidiano sportivo, che non corrono soltanto alla pagina 201 del Televideo. In entrambi i casi sappiate una cosa: siete comunque in pochi.

In Italia parlare di sport equivale troppo spesso a parlare di calcio: in tv e sui quotidiani come al bar o in pizzeria. Non che la situazione nel resto d’Europa sia così diversa, ma il nostro è sicuramente un caso limite. Tutto questo a scapito degli altri sport, tremendamente definiti “minori”, a cui i media riservano uno spazio infinitesimale e che hanno la giusta copertura solo in occasione dei grandi eventi (che poi in realtà sarebbe uno solo: le Olimpiadi). Immaginate cosa succederebbe se la televisione nazionale trasmettesse solo il secondo tempo di una partita dell’Italia durante un Europeo o un Mondiale di calcio, o se, una volta usciti gli azzurri dalla competizione, questa non si occupasse più di trasmettere alcuna partita, neanche la finale. Tutto realmente accaduto nella pallacanestro, senza che si registrassero rivolte popolari o clamori di alcun genere. Eppure l’Italia del basket è vice-campione olimpica!

Non siete ancora convinti? Bene, parliamo di pallavolo, sport nel quale siamo protagonisti ad altissimo livello (nazionale campione d’Europa nel maschile, quarto posto al Mondiale femminile, nelle competizioni per club maschili Sisley Treviso campione d’Europa, Lube Banca Marche Macerata vincitrice della Coppa Cev, tra le donne Colussi Perugia campione d’Europa e Scavolini Pesaro vincitrice della Coppa Cev, non male direi…). Quale è stata l’ultima occasione in cui avete avuto modo di vedere una partita del campionato italiano di pallavolo maschile su un canale “in chiaro”? Non ricordate? Beh, neanche io! Quante volte avete letto un bel titolone sul volley in prima pagina su un quotidiano sportivo? Pochine, vero? Concordo.

E allora, che risultati potremmo ottenere se a livello comunicativo questi sport ricevessero la copertura mediatica che meritano? Certamente ciò favorirebbe un avvicinamento dei giovani a questi sport! La nazionale è un fenomeno certamente trainante: le grandi vittorie favoriscono il rafforzarsi di un movimento sportivo, i ragazzini che ammirano i nostri migliori atleti trionfare in campo internazionale vorranno sicuramente emularne le gesta. Nella situazione attuale però nulla potrà mai intaccare l’egemonia del calcio. Volley e basket potranno ottenere le più grandi vittorie, ma non scalzeranno mai il mondo del “pallone” dalla sua posizione predominante. Questione di interessi, principalmente economici, che catturano anche la stampa e il settore radio-televisivo. La prova lampante sta nel fatto che i campionati del secondo e terzo sport d’Italia sono spariti ormai da qualche anno dalle trasmissioni cosiddette “in chiaro”, emarginati ancora di più nel loro di ruolo di “sport per pochi” all’interno della programmazione della tv satellitare a pagamento.

Tutto questo però va concettualmente contro l’interesse del settore sportivo italiano. Il calcio da solo non può bastare. Soprattutto di questi tempi, dato che i valori trasmessi da esso sono tutt’altro che assimilabili alla parola “sport”. Calciopoli è alle spalle, le sentenze sono state emesse e con esse i relativi sconti. Non è finito proprio tutto a tarallucci e vino, ma quasi. Juventus in B, che da 30 punti di penalizzazione è passata a –9, mercanteggiamenti lunghi mesi interi, sconti per tutti tranne che per il Milan, che proprio per questo “motivo” lamenta un complotto ai suoi danni. Davvero tutto alle spalle? Sembra proprio di no.

Se poi, accanto allo scandalo dell’estate, ci mettiamo anche storie di giocatori indagati per scommesse, notizie di presidenti che fanno pedinare i loro giocatori (privacy, questa sconosciuta…), dirigenti inibiti e condannati che si reinventano opinionisti televisivi, il quadro calcistico è completo, e sembra ancora allo sbando.

Riscoprire i veri valori dello sport, questo è l’obiettivo che bisogna inseguire. Divertimento, passione, allegria, voglia di giocare e di migliorarsi. Agonismo e correttezza allo stesso tempo. Certo, il discorso è ben più complesso di così: servono strutture adatte, palestre attrezzate nelle scuole, campi comunali dove poter giocare liberamente. Perciò è importante che ogni amministrazione comprenda l’importanza del realizzare un “Progetto Sport” e faccia di tutto per attrezzarsi al meglio.

Perché costruire e sostenere il concetto di sport in città non vuol dire soltanto permettere ai ragazzi di giocare ogni giorno, ma contribuire alla formazione di persone migliori. Perché la domenica c’è molto di meglio da fare che andare a picchiarsi allo stadio…

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