A o B ?Stavolta tutt’e due!

ABitiamo l’acqua o l’acqua ci ABita? L’interrogativo è essenziale, sapete perché? E’ presto detto.

Noi abitiamo l’acqua quando da maggio fino ad ottobre facciamo il bagno e ci deliziamo orgogliosi, ad invitare i turisti per godere del nostro paesaggio. E c’è di più, quando passeggiamo e viaggiamo o ci muoviamo per il lavoro ci accorgiamo come la nostra visione sia invasa e “mantenuta a livello” o “in piano”, dalla meravigliosa orizzontale linea blu che segue i nostri 24 km di mare.
Siamo abitati dall’acqua, invece quando per eventi atmosferici (purtroppo sempre più frequenti), osserviamo gli allagamenti in città o l’impaludamento dei terreni circostanti la nostra zona  che durano decine di giorni.
Ho recuperato una mia bella foto della situazione millenaria di via XXV luglio che diventò la copertina del n. 7 del 2005 de La Voce di Nardò.  Sovrapponendoci l’altra idea di acqua che abbiamo.
Sfogliando le pagine più belle del passato (recente degli anni ’40 – ’50 – ’60) della nostra città, infatti è facile comprendere come il rispetto dell’acqua era una dato acquisito, come ‘bene’ di tutti e, osservando le foto, le grandi rampe (sempre presenti) per il passaggio (di tutti) verso l’acqua, dimostrano proprio questo importante dato d’approccio ad un sistema vitale per la collettività e della collettività.

Grazie alle immagini di collezionisti e appassionati del nostro paesaggio, mi accorgo com’era vera la nostra antichissima denominazione di “abitanti dell’acqua”. L’Osservatorio sulla città di Nardò, si sta dimostrando sempre più lungimirante nei confronti di una realtà, già affrontata e discussa, che tarda però ad essere compresa per potersi aggiornare secondo gli standard normali di qualità della vita. Certo, ormai abbiamo provato sulla nostra pelle e nella nostra psiche, come la cecità, l’indifferenza amministrativa e la gestione ‘non accorta’, possono consumare velocemente l’idea di bellezza che sappiamo difficile da recuperare in tempi brevi.
Le immagini, oltre ad auspicare che vengano indagate dai tecnici che si accingono a gustare di progettare le piattaforme sugli scogli, sono utili a responsabilizzare le istituzioni sull’importante questione del nostro bene primario, capace di diventare vettore di sviluppo e di differenziazione dell’offerta da proporre.
Fino a quando non comprenderemo il “valore” dell’acqua che ci abita e che abitiamo, saremo sempre indietro rispetto alla nostra reale vocazione territoriale.

Osservatorio sulla città, Nardò (Le)

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