IL PUNTO: IL RISCHIO DELLA “PANDEMIA GIUDIZIARIA” A NARDO’

Non ci piace il clima instauratosi a Nardò, lo abbiamo detto in tutti i modi e continuiamo a ripeterlo.

Di questo passo la campagna elettorale per le amministrative 2021 rischia di precipitare su un “crinale pericolosissimo” e non privo di conseguenze, ci riferiamo alla “variante giudiziaria”.

Infatti, oltre al famigerato covid -19, nella seconda città della provincia di Lecce cova un altro virus: quello del rancore cupo, sordo, a tratti livido, che sembra costituire il denominatore comune degli “oppositori di Mellone”, e attesa la rapidità del contagio e l’accendersi di continui focolai, sarà dura debellarlo in assenza di un vaccino da inoculare.

Sembra di assistere al “festival delle panzane e delle contumelie”, la cultura del sospetto e le accuse lanciate come dardi infuocati da personaggi della politica, in breve trasformatisi in imprenditori di odio con un seguito di accoliti e webeti, incluse i “noti tastieristi” della disinformazione.

Se l’avv. Risi (già) primo cittadino, come un quisque de populo qualsiasi, arriva alla invettiva gratuita verso donne e uomini della macchina amministrativa, denunciando connivenze, opacità e commissione di reati, senza distinguo senza se e ma, per giunta, in diretta facebook; vuol proprio dire che le paratie del buon senso sono ormai divelte dal livore personale e dall’odio.

 

 

Oltre ogni ragionevole dubbio, sentenziando senza averne i poteri, (per fortuna) dei destinatari degli strali, un uomo che il Palazzo lo ha conosciuto arriva a pensare che i nostri funzionari ed impiegati possono aver commesso reati efferati per favorire l’attuale Governo cittadino.

Il noto aforisma di Andreotti: “il potere logora chi non ce l’ha” sembra albergare nell’animo del già sindaco e ancor prima vice sindaco e assessore di questa Città, con un aggravante: gli accusati, sono persone a lui note, madri e padri di famiglia, storie, volti esperienze, che forse avrebbero meritato più rispetto o quanto meno il dubbio ragionevole che: le accuse, specie quando si tratta di reati, non possono seguire le modalità della pesca a strascico, perché, in tal caso, a rimanere impigliata nella rete è sempre e solo la malafede.

Nessuna levata di scudi, verso i nostri impiegati ed impiegate; anzi le bacheche dei soliti “attaccatori di briga”, con il seguito dei “webeti” e “likkatori” seriali, pullulano di accondiscendenza.

Risi ha perso quella autorevolezza culturale, che sino a qualche anno fa lo rendeva leader della sinistra neretina a partire dalla pagina grigia, della mancata costituzione di parte civile del Comune da lui guidato, nel processo “SABR”, correva l’anno 2013.

A quel tempo, l’allora Sindaco si dimostrò di un “garantismo estremo” verso gli indagati in un processo in cui gravi fatti, di sfruttamento del lavoro, si consumarono a Nardò, al di là della qualificazione giuridica postuma data agli stessi; oggi, a distanza di non molti anni, si trasforma in “giustizialista estremo”.

A pensarci bene sopra, non li dona neanche l’abito che, alcuni suoi detrattori gli hanno attribuito quello del “Radical chic”, perché ricorda la frase che diceva Carrie Fisher in “Harry ti presento Sally”: <<tutti credono d’avere buon gusto e senso dell’umorismo. Tutti credono d’essere radical chic, e poi sono poco più o poco meno di supplenti di lettere>>.

A far male è il silenzio dei più, non ci riferiamo agli intellettuali o alle intellettuali (il più delle volte aspiranti tali) dei salotti buoni della nostra città, ma anche alle sigle sindacali e a qualche voce libera che avrebbe potuto evidenziare il disgusto per certi modi di fare politica; infatti, salvo essere smentiti, cosa che auspichiamo, non vogliamo essere gli unici, non ci sono state “prese di distanza” significative in ambienti non di partito.

Ricordiamo una frase di Nenni, che ben si sposa con la situazione venutasi a creare a Nardò: “a fare a gara di purezza, c’è sempre un più puro che ti epura”.

A nostro modesto avviso, bisognerebbe acquisire la consapevolezza che scagliatori di prime pietre e linciati sono quasi sempre indistinguibili, per cui non ci iscriviamo a questo sport, che sembra tanto praticato in città.

Infatti, Risi non è l’unico in città ad essersi buttato a capofitto su questa storia malsana e improbabile, basti leggere il candidato sindaco Losavio che senza giri di parole ha definito Mellone il “mandante” (sic). 

Pippi Mellone non poteva fare altro che salvaguardare le donne e gli uomini dell’Amministrazione di cui è il capo eletto, cosa di cui i suoi avversari, in primis Risi, ancora a distanza di cinque anni non si capacitano, ma quella sì è stata una sentenza emessa dal Popolo di Nardò nell’esercizio dei propri diritti e doveri di cittadini.

Brutto il destino di una città che rischia di vedere spostato il confronto politico, nei Tribunali, in una sede diversa dalle piazze, non già per il covid – 19, ma per un altro virus quello dell’accidia e del rancore lividoso di molti.

Da cittadini vorremmo sentire e capire che esiste una possibilità altra e diversa da Mellone, una Nardò con una impronta e un modo di gestire i servizi pubblici diverso da come l’ha interpretato il Sindaco attuale e non una sequela ripetuta e stucchevole di accuse e denunce, destinate in assenza di sostegni probatori e disancorate dalla logica ad intasare i cassetti della Procura della Repubblica e/o della Prefettura, procurando ulteriori problemi e disagi e nessun vantaggio per la città.

Bene ha fatto il Sindaco a tutelare l’onorabilità di donne e uomini, che sino a prova contraria e per il ragionevole dubbio hanno il diritto di non essere intaccati da sospetti ed accuse prive di ogni fondamento.

Ci dispiace ammetterlo, ma la locuzione che sembra caratterizzare questa lunghissima campagna elettorale è: <<QUERELA>>!

I commenti sono chiusi.