Nardò, 31 ottobre_ di COSIMO POTENZA _ La fine del mandato Gabellone fa il paio con una provincia, quella di Lecce, che vive un momento particolare, che la pone alla ribalta della cronaca nazionale per via della vicenda TAP e non solo.
Focalizzare l’attenzione sulla vicenda elettorale può essere esercizio interessante per rilevare, innanzi tutto, l’asimmetria rispetto alla geografia politica nazionale, che sembra dividersi tra l’emisfero prevalente giallo-verde, per la verità più verde che giallo e quello decadente di PD e compagni.

A Lecce lo scenario vede contrapporsi i nipotini dello Zio Silvio e il figlioccio dello Sceriffo di Puglia, Michele Emiliano, insomma un confronto politico di altri tempi, quasi fuori contesto, rispetto alla situazione nazionale.
L’originalità dei leccesi si sa fa scuola e costituisce uno degli attrattori turistici prevalenti.
Lasciando per un momento la provincia e restringendo lo sguardo nella nostra Nardò non registriamo particolari novità, anzi, ahi noi, solo conferme, al netto di qualche bagliore culturale di cui recentemente abbiamo scritto – Inspire – Idee contagiose, per il resto,è un susseguirsi di polemiche stucchevoli e pretestuose consumate perennemente, in qualche piccolo blog e tra le bacheche social dei soliti noti, per lo più hater patentati ai quali si aggiunge il noto corrispondente di una testata giornalistica.
A dar man forte ad un quadro a tinte fosche e desolante, perché Nardò avrebbe tanto bisogno di una opposizione intelligente e di sinistra, magari con la S maiuscola, il ritorno di alcuni “soloni” della sinistra da salotto e da Tribunale, per via della frequentazione delle aule giudiziarie dei personaggi in questione.

Ecco che dal pulpito di “condanne prescritte” e processi pendenti, che anche a non essere giuristi si sanno essere cosa diversa da assoluzioni, per non parlare della condanna definitiva per abuso edilizio consumato su uno dei tratti di costa più bella del Salento, che non è proprio da considerare come una multa per divieto di sosta si è letto e sentito pontificare di tradizione solidaristica e cultura dell’uguaglianza che sembrerebbe essere a rischio dal Sindaco “Oltrista” di Nardò.
Quanta ragione ha la Rossanda oggi sul Manifesto ad ascrivere il successo della destra salviniana all’incapacità di coltivare le speranze della Sinistra.
Una incapacità rappresentata da una classe dirigente, quella attuale di PD, LEU e compagni, che tiene ostaggio dal centro alle periferie l’anelito di cambiamento vero e la voglia di abbracciare le sfide sui valori di tanta gente che ha una visione realmente orientata alla tradizione migliore della sinistra italiana.
Oggi l’unico compagno che si vede all’orizzonte è Bergoglio che porta avanti con dignità e rispetto la croce del primo comunista della Storia per il resto il nulla cosmico e solo un impegno ad occupare poltrone e posizioni di mediazione per il potere fine a se stesso.
Lo stesso dicasi per i compagni in salsa nostrana o come calza a pennello “de’ noantri” che prima di lamentare l’aumento della spesa per lo staff del Sindaco, in ragione di un diverso inquadramento dell’orario di lavoro, da part time a full time dei soggetti incaricati di tali mansioni, salvo che non si voglia ritenere opportuno lo sfruttamento del lavoro altrui per mere ragioni di interesse politico, avrebbero potuto offrirci un punto di vista su tante questioni aperte.
Non una parola sul processo d’appello, tanto per rimanere in tema di cronaca giudiziaria, che si sta consumando in corte d’assise a Lecce, rispetto agli imputati dell’inchiesta SABR, mai sentito un “mea culpa” sulla mancata costituzione di parte civile del Comune di Nardò, che vide Risi e il PD di allora (oggi molti sono confluiti in LEU) eccetto Rocco Luci e SEL e per l’appunto l’attuale Sindaco Mellone.

Il doppio pesismo e l’ipocrisia sono strumenti che annichiliscono una pur minima capacità di articolazione del pensiero e di per sé non è che tra i banchi dell’opposizione di Palazzo Personé si annoverino grandi menti pensanti, cosi come sulle bacheche social e sui blog anti Mellone.
Tornando alle tematiche iniziali ci preoccupa una provincia con tanti consigli comunali sciolti per mafia e la sequela di processi che vedono il coinvolgimento di politica e mondo degli affari con la criminalità organizzata evidenzia il rischio forte di un inquinamento dei pozzi dell’economia locale.
Confidiamo nel nuovo prefetto di Lecce, che saprà continuare il buon lavoro avviato dal predecessore e soprattutto nella Magistratura e nelle forze di Polizia per arginare e reprimere questo pericolosa deriva socio-economica.
Ci permettiamo di manifestare per quello che serve alla redazione del Tacco d’Italia il nostro sostegno per i fari accesi senza soluzione di continuità su questi temi che dovrebbero catalizzare maggiormente l’attenzione di tutti.