La brutta pagina vissuta dalla nostra città con riferimento all’ammanco di cassa della Farmacia Comunale merita, a mio avviso, di essere approfondito sotto molti aspetti.

 

Ad essere colpita, oltre alla società partecipata dall’ente pubblico e l’amministrazione in generale, è stata ed è l’intera comunità neretina, che per i gravi accadimenti si sente come una barca in balia delle onde, priva di tutele e nella più assoluta insicurezza.

A dire il vero, per onor di cronaca, già il parto della farmacia comunale si dimostrò, a suo tempo, al quanto difficile, frutto, evidentemente, di un bando concepito da menti raffinatissime, tali da partorire una partnership tra il Comune ed un soggetto privato, casualmente, ma non per caso, costituito tra tutti i farmacisti della nostra ridente città.

Ci siamo ritrovati “un cartello in salsa nostrana”, pretendendo secondo la logica dell’anello al naso, che i nostri farmacisti, colti da una specie di amnesia ontologica, dovessero autolimitarsi e concorrere con e contro se stessi.

Ma come si è adusi pensare tra gli “operai del diritto” di cui rivendico l’appartenenza, il più delle volte i bandi andrebbero banditi perché generano dei “Monstra”, come nel caso che ci occupa.

E a pensar male si commetterà pure peccato…, ma torna utile domandarsi il perché il socio privato abbia accettato “supinamente” e/o “di buon grado”, dall’inizio, di farsi indicare da gruppi politici la scelta dei componenti l’organo amministrativo, statutariamente di propria competenza, e perché, sempre, i “nostri” Farmacisti hanno accettato di buona lena l’indicazione di persone prive di qualsiasi briciolo di competenza e anche solo di una benché minima esperienza per gestire un’azienda da loro partecipata al 49%. Del resto anche la recente assunzione del personale non tecnico evidenziava limiti preoccupanti sul fronte della trasparenza e legittimità e nessuna voce critica è stata mai levata dal fronte del socio privato della Farmacia.

Il senno del poi non ha mai fatto la storia, ma la negligenza e l’omessa vigilanza quando oltretutto sono previste ed imposte dalla legge, rappresentano sintomi inequivocabili di qualcosa che non andava, segnando un confine indelebile tra il lecito e l’illecito, un limite varcato da tanti nel triste affare della farmacia.

Il dibattito, recentemente, accesosi sulla ludopatia quale causa o meno, che avrebbe mosso il singolo a compiere il reato di che trattasi appare di per sé povero e tipico di una comunità neretina avvezza alle mode “mediatiche e gossippare”.

Sul banco degli imputati, a mio avviso, non c’è solo il soggetto che ha confessato di aver commesso il fatto, ma una intera classe dirigente politica e l’intera macchina amministrativa, che hanno miseramente fallito, è, infatti, l’organizzazione nel suo insieme che non ha funzionato ed evidentemente non funziona.

La colpa di organizzazione si evince in tutta la sua gravità e si declina nella mancanza dei controlli non solo da parte del C.d.A. della partecipata e dei suoi revisori dei conti all’uopo nominati, ma anche e soprattutto della macchina amministrativa nel suo insieme.

Del resto il D.L. 174/12 e la L. 213/12 stabiliscono che l’Ente locale ha l’obbligo di definire un sistema di controlli sulle società partecipate tramite i propri uffici che ne sono responsabili , nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica definendo preventivamente: – obiettivi gestionali secondo standard qualitativi e quantitativi – L’ente locale ha l’obbligo di realizzare un sistema informativo finalizzato a rilevare: 1) i rapporti finanziari tra società partecipata ed ente 2) la situazione contabile, gestionale e contabile della partecipata, 3) contratti di servizio e qualità dei servizi.

Di questi controlli, della pianificazione degli stessi e del sistema informativo non c’è traccia, come risulterebbe non pervenuto almeno non pubblicato sul sito del Comune il piano dei controlli, che doveva essere approvato entro 3 mesi a partire dall’11 ottobre 2012 a pena di scioglimento, nei successivi 60 giorni del Consiglio Comunale da parte della Prefettura.

Di tanto non vi è traccia e già questo costituirebbe ragione per sollecitare da parte dal Responsabile della Trasparenza Segretario Avv. Giuseppe Leopizzi di informare, senza indugio, dell’accaduto l’Authority preposta al controllo, che attualmente è l’ANAC, affinchè la stessa possa valutati i fatti, sentita la Procura, assumere le determinazioni opportune, ivi inclusa la proposizione alla prefettura territorialmente competente delle misure di cui all’art. 32 L. 90/14 – (nomina di amministratori straordinari della Farmacia comunale).

Sono certo che, la gravità dei fatti su cui ho riflettuto sinora, necessita di un coinvolgimento di autorità sovra ordinate al controllo, e che qualora a ciò non provvedano gli uffici e le funzioni a ciò chiamate per ragioni d’ufficio, possa provvedervi nell’ambito delle proprie prerogative e facoltà il Consiglio Comunale per il tramite della Commissione Controllo e Garanzia, che in questo momento rappresenta per noi cittadini un argine importante per mettere a fuoco ed illuminare queste tristissime vicende.

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