In questi giorni il primo cittadino sta improvvisando un giro di consultazioni con i direttivi delle pro loco in vista di una presunta riorganizzazione di servizi o in previsione di future opere di abbellimento e di funzionalità di un territorio ? I problemi non mancano , anzi si sono accentuati o meglio amplificati oltre a quelli noti da quando provincia e regione hanno focalizzato la loro disattenzione su questo territorio. La provincia con la riduzione di fondi per il mantenimento strutturale delle arterie stradali che collegano il nostro territorio.
Strade ridotte ad un colabrodo accresciuto dall’accanimento di opere di impiantistica (acquedotto,fogna e gas) orfane volontarie di una pianificazione con il risultato di un rattoppamento a macchia di Leopardo da far invidiare , a questo punto, le strade sterrate! Il tutto a conferma dell’adagio: Chi controlla Chi… latitante ! Con oneri, nemmeno a dirlo, sul bene comune e nelle tasche dei cittadini vessati da un malcostume diffuso.
La Regione non è da meno. La scellerata scelta ,a senso unico, sulla condotta sottomarina che se portata a fine renderebbe inutile l’area marina protetta la balneazione su una considerevole porzione di costa, perché vogliamo ricordare ai “miscredenti”che il mare non ha paratie stagne ne tanto meno è clemente quando lo si inquina intenzionalmente.
Dire che siamo alla frutta è un puro eufemismo che non da la misura reale dello sdegno che cittadini perbene e coraggiosi imprenditori stanno coltivando in questo particolare periodo storico.
Quindi a cosa serve programmare, concorrere nello sviluppo di un territorio con la parola attività turistica quando tutto, ma proprio tutto, rema contro questa parola : Turismo.!
Vogliamo sottolinearlo questo concetto perché strano a dirsi fa a cazzotti con le idee che hanno i nostri amministratori. Un esempio?
Santa Maria al Bagno: la struttura urbana della nostro località marina ha subito negli anni settanta un (Implosione)evoluzione edilizia senza precedenti. L’abusivismo edilizio voluto da amministrazioni legati a filo doppio con la parola profitto perciò accondiscendenti, ha permesso di venir meno a una strutturazione organica di una località che dal giorno alla notte, in un ventennio, ha visto costruire brutture senza il rispetto morfologico del territorio e soprattutto avvallato da un piano regolatore (PG)inesistente.
La cosa più grave, poi, è stato quel condono elargito con troppa facilità che ha recluso per sempre la parola bellezza. Ora noi paghiamo l’incoscienza di padri e di chi è venuto meno ai suoi doveri in fatto di leggi.
Quindi questo è il punto di partenza se poi desideriamo, accanimenti a parte, fare turismo o qualcosa che si avvicini a questa parola, utilizzando il nostro tallone di Achille per farne un punto di forza e incoraggiare chi viene da queste parti, allora occorre lavorare sodo con l’aiuto di amministratori capaci e sordi al canto delle sirene …
Il Salento viene visto come un isola felice, un posto in cui poter trascorrere le vacanze, arrivarci e magari poter investire in immobili . Ovviamente qualcuno in questa direzione si è mosso in tempi non sospetti, come ad esempio imprenditori immobiliari locali che hanno , a loro spese(!), promosso iniziative di promozione del territorio che ancora per molti italiani, europei ecc, era tabù alla stregua degli stessi amministratori che consideravano (forse anche oggi!) il turismo un impiccio, qualcosa che andava contro natura per chi nella bella stagione :”aveva da oziare senza arte ne parte”.
Lo vediamo ogni santa stagione. Si improvvisa un cartellone eventi con il benestare dell’inciucio ora di Caio o di Sempronio, su indirizzo politico drogato da quel clientelismo di moda e di conseguenza il prodotto finito è quasi sempre un accozzaglia di pure improvvisazioni a cui imprenditori e cittadini onesti ne fanno sempre le spese.
Basta vedere come i cardini organizzativi di un territorio siano affidati a concetti obsoleti. Controllo del territorio, per esempio, legato a filo doppio a un organico di polizia locale inadeguato in numero e non destagionalizzato nelle risorse con esperienza si, ma insufficiente a far fronte alle problematiche di un turismo e del suo indotto e di conseguenza da ricostruire in toto.
Infatti pensare ,da allocchi ,di delegare le proprie deficienze del controllo del territorio al senso civico (latitante) di turisti e indigeni vuol dire non conoscere l’indole dell’italiano: per natura ha bisogno di un padrone e non sa vivere senza controllo …. perciò cosa ci si aspetta?
Il fronte mare. Lo specchio di ogni cattiva amministrazione si riflette sulle nostre coste e in particolare sul fronte mare delle nostre marine. Idee bislacche e speculatori hanno sempre bramato su porzioni di costa per insediare ,senza regole, opifici improvvisati.
Alcuni esempi di imprenditorialità la possiamo ancora vedere in resti archeologici all’aspide e nelle spiagge di Santa Maria e di Santa Caterina. Quindi ben venga il piano coste se non sarà drogato a monte da presunti “accomodamenti” e da potenziali vizi di forma.
Il degrado di parco Pinocchio, l’area eventi delle quattro colonne le manifestazioni timide di imprenditori locali vessati da un amministrazione che dovrebbe incoraggiare chi produce lavoro e quindi PIL e non il contrario, sono lo stato dell’arte in cui versa rovinosamente Santa Maria al Bagno e di cui occorre al più presto intervenire.
Vogliamo ricordare ai nostri amministratori i concorsi di idee offerti da imprenditori locali e associazioni che hanno contribuito a realizzare a proprie spese progetti organici di riqualificazione nel rispetto dei mille cavilli burocratici ma a quanto pare non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire..
Quindi non meravigliamoci più di tanto se il fronte mare langue in un apparente dimenticatoio e dove un piano coste “imbastito ad hoc” non possa arrivare con i mezzi dovuti a precisi fini …A buon Intenditor