Porto Cesareo 7 luglio 2025_ “Quando si svolge un’attività sociale come quella che porta avanti da anni la nostra cooperativa, composta da circa 90 soci che per molti di noi è una vera a propria famiglia, si è costretti a vigilare sulla salute della cooperativa. Non si può dire sempre sì a tutti, talvolta i “no” possono generare tensioni, rancori irrisolti e persino reazioni gravi e inaccettabili, come purtroppo accaduto al nostro Presidente Antonio Colelli”.

Così la Cooperativa Pescatori dello Jonio di Porto Cesareo dopo l’aggressione che nei giorni scorsi è costata al presidente Antonio Colelli, quattro giorni di ospedale per i pugni e i calci ricevuti dai due aggressori, un ematoma al cervello e conseguenze sulla vista. Una vicenda, sulla quale la cooperativa lascia intendere che possa essere scaturita all’interno del contesto marittimo, indagano i carabinieri, come già indagavano su un altro episodio di cui è stato vittima Colelli un mese fa quando alla sua imbarcazione furono tagliate le cime e la barca, trascinata dalle correnti, si arenò su uno scoglio dove fu poi recuperata.

“Episodi di questa natura – continuano i soci della cooperativa – non dovrebbero mai verificarsi, soprattutto in una comunità che vive di lavoro, rispetto e collaborazione. Augurandoci che venga fatta piena luce sul riprovevole episodio, esprimiamo la nostra solidarietà al presidente con l’auspicio di una pronta guarigione”.

Solidarietà ad Antonio Colelli e a tutta la comunità di pescatori nell’auspicio che l’episodio non rimanga senza risposte,  esprime anche il presidente di Legacoop Puglia, Carmelo Rollo.

“Non possiamo – afferma –  e non dobbiamo sottacere quanto accaduto a Porto Cesareo. L’aggressione subita dal presidente della Cooperativa Pescatori dello Jonio è un atto di violenza gravissimo che non può essere derubricato a un episodio isolato o frutto di semplice tensione locale. La piccola pesca, settore essenziale e storico per le marinerie pugliesi, vive quotidianamente difficoltà enormi per garantire un futuro alle proprie famiglie e mantenere viva la tenuta sociale delle comunità costiere. Non possiamo accettare che, oltre ai sacrifici, i pescatori debbano difendersi anche da atti vandalici o, peggio ancora, da gesti di vera e propria cattiveria e prevaricazione.

Chi ogni giorno lavora in mare – continua Rollo – lo fa ispirandosi a principi di sostenibilità ambientale e sociale. La piccola pesca, più di altri settori, rappresenta quel “da soli non c’è storia” che ci spinge a unire le forze per difendere insieme questi presidi di tradizione, economia e identità. Per questo oggi è nostro dovere non lasciarli soli e schierarci senza ambiguità dalla loro parte contro chi pretende di usurpare il mare o occupare abusivamente gli spazi portuali destinati ai pescatori. Riconoscere l’importanza strategica e sociale della piccola pesca significa anche dare alle cooperative e ai lavoratori del mare la possibilità concreta di gestire o autogestire in modo trasparente e condiviso le aree portuali che utilizzano ogni giorno, collaborando con le autorità marittime e gli enti locali. Solo così si costruisce una comunità del mare coesa, legale e sostenibile”.