Il Presidente De Benedittis nel presentare al numeroso pubblico il relatore Paolo Pisacane ne ha illustrato il curriculum elogiandolo per la grande passione dimostrata nell’intrattenere tante relazioni personali, tante testimonianze epistolari, tante foto e soprattutto la felice intuizione di realizzare qualcosa che potesse ricordare il passaggio degli Ebrei in Santa Maria al Bagno.

 

Paolo Pisacane nel prendere la parola ha ringraziato l’UNITRE e in particolare il Presidente che ha voluto realizzare questa commemorazione nei locali dell’associazione.

Nella sua relazione non sono mancate rievocazioni di momenti particolari vissuti famigliarmente a contatto con i sopravvissuti alla Shoah.

Ha portato alcune lettere da leggere. dei sopravvissuti transitati da Santa Maria, oggi residenti in paesi diversi (Israele, Australia, Miami, California ecc.), ma testimoni del loro ritorno alla vita a contatto dell’umile gente della marina neretina.

Lettere toccanti, piene di ricordi, di speranze, di desideri, di riconoscenza verso il luogo che li ha ospitati, verso la gente che continua a vivere nei loro cuori per l’accoglienza e la fraternità calorosa dimostrata in quegli anni di brevissimo soggiorno.

Erano soggetti scorati, senza futuro, senza radici, senza identità, stremati e increduli che nel campo potessero ritrovare, grazie alla piccola comunità, la forza per rinascere, per riprendere il cammino verso Israele, per riappropriarsi della propria esistenza e aprirsi alla speranza e al futuro.

La vita nel campo 34 attraverso la familiarità dei costumi, l’assistenza reciproca, gli aiuti umanitari, la creazione di giochi, di divertimenti, di tuffi nel mare, di godimento dei raggi solari hanno fatto sì che la timidissima fiammella del ritorno alla vita, diventasse un canto di allegria, una volontà di speranza, un nuovo inizio.

Mario Mennonna, studioso emerito del periodo storico, ha illustrato i confini del Campo 34, le attività che si svolgevano, la libertà di agire e di muoversi all’interno del campo, ben diversa dagli altri campi; ha fustigato alcune fantasie storiche di luoghi, situazioni e vicende che circolano in giro, ha raccontato come gli Ebrei trascorrevano le giornata, come si integravano con i locali attraverso l’ organizzazione di partite di pallone, con la visione di films, con la frequenza scolastica, con baratti di piccoli oggetti ( coperte, cioccolate, fisarmonica, vestito da sposa. ecc.).

E’ seguita la lettura di n° 7 epistole, testimonianze vibranti rievocative di un soggiorno felice in Santa Maria da parte di alcuni soci dell’UNITRE mentre . Il socio Gregorio Mea ha letto una sua emozionante poesia elaborata dopo una sua visita ad Auschwitz e Jasna Gora.

Giovanni Però, Vicepresidente dell’UNITRE, a conclusione degli interventi ha espresso un vivo ringraziamento a Mario Mennonna per lo studio approfondito del periodo e per la ricostruzione dettagliata della vita sociale nel campo 34.

Studio e ricerca certamente non semplici, né facili, né esaustivi ma incentivanti per un prosieguo di ulteriori lavori storici.

Ha continuato mettendo in risalto il contrasto ciò che accadeva nei campi di stermino e ciò che avveniva all’interno del campo 34.

Là il disumano nazifascismo con le sue aberranti teorie, le sue scientifiche e tecnologiche esecuzioni, i suoi orrori trasformando l’uomo in “un mostro, il più crudele degli animali” (Primo Levi) mentre il soggiorno e la sosta nel campo 34 era un alleviamento delle sofferenze, degli abusi e dei soprusi, una vera e propria “storia di cuore” (ass. Godelli).

Il Museo della Memoria e dell’Accoglienza, realizzato in questi anni, grazie all’Amministrazione comunale, ma soprattutto grazie alla tenacia, perseveranza di Paolo Pisacane nell’offrire insieme all’APME, di cui è presidente, una significativa e pregnante base di documentazioni costituite da lettere, testimonianze e relazioni sociali, oggi è una originale realtà nel Sud d’Italia, oggetto di una moltitudine di visitatori italiani e stranieri, che hanno fatto meritare la Medaglia d’oro alla Città di Nardò.

Museo che deve mantenere i parametri esclusivi della Memoria e dell’Accoglienza. Il primo per non dimenticare ed essere monito costante per le nuove generazioni affinché certe aberrazioni umane e sociali non abbiano a ripetersi; il secondo come ampia disponibilità umana all’ospitalità e alla fraternità verso i propri simili specie se in difficoltà.

In questo bel mare, tinto d’azzurro e di verde, illuminato dai raggi del sole è stato possibile mettere al mondo tanti bimbi, segno della ripresa della vita, del nuovo sole all’orizzonte arricchito da luminosa speranza.

Alle generazioni future una irrinunciabile consegna: “non farsi mai rubare il cibo della libertà” (Fallaci).

Nardò 29 gennaio 2015

 

Giovanni PERO’

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